Il 22 marzo è ricorso il 70° anniversario della morte di Mounier. Tra le recenti pubblicazioni riguardanti il pensiero del filosofo francese, segnaliamo il libro di FILIPPO CORIGLIANO, Personalismo. Saggio su Emmanuel Mounier, Mimesis, Milano 2019. Il volumetto costituisce una ragionata esposizione del pensiero di Mounier, articolata in tre sezioni: «Persona», «Individuo e comunità», «Politica».
La prima parte offre una ricostruzione filosofica dei fondamenti concettuali del Personalismo. Il testo di riferimento di Mounier, dal quale è tratta la maggior parte delle citazioni, è «Il Personalismo». Si parte con la messa in rilievo della persona come «io concreto», caratterizzato dall’esistenza corporale, e della conseguente critica al soggettivismo moderno, che dissolve la persona in una collettività anonima che può essere lo Stato, la razza o il partito. Occorre riaffermare la componente fondamentale della persona, cioè la capacità di tessere relazioni: occorre delineare «un nuovo umanesimo politico e sociale in grado di scardinare le strutture che hanno cristallizzato l’individuo trasformandolo in mero oggetto e catturandolo nella gabbia del solipsismo» (p. 17). La necessità di riposizionare l’uomo appare fondamentale nel difficile contesto storico-politico dell’Europa tra le due guerre e si salda a un’intuizione centrale nel pensiero di Mounier: l’origine spirituale della crisi delle strutture sociali. È l’azione politica a essere funzione dell’azione spirituale e non viceversa: le categorie spirituali dell’umano non possono piegarsi alla colonizzazione di una politica reazionaria, sia a destra che a sinistra, che soffoca l’afflato spirituale dell’uomo. Lo spirito si configura come «adesione alla libertà dell’essere», «nucleo primordiale della persona», «fonte che ne alimenta l’agire», «istanza che muove l’umano verso i propri simili» (p. 19). Ma forse l’aspetto che maggiormente interessa a Mounier consiste nel fatto che esso, lo spirito, non ha una vocazione solitaria, anzi, chiede di esprimersi nella società degli uomini. Ma le moderne strutture sociali, informate da una lettura incentrata sugli interessi economici, producono un inaridimento della componente spirituale dell’uomo, relegandolo in uno stato di individualistico isolamento: «Le forze economiche e sociali da una parte e l’incedere della potenza politica dall’altra stringono la persona in una morsa, la depredano del suo spirito. La persona, risucchiata nel vortice della storia, si trasforma in individuo solitario o viene assimilata da una massa anonima». Questo sembra preoccupare particolarmente Mounier, cioè il soffocamento dell’impulso spirituale dell’uomo, al quale concorre principalmente il denaro e ciò che ne viene, in primo luogo il consumismo, che appiattisce la persona sui bisogni suscitati dalla società. Non è più la materia a servire lo spirito, ma è lo spirito a essere asservito all’industria e alla potenza meccanica. Dalla conseguente «tirannia dell’indifferenza», il riscatto può provenire solo dall’esperienza del «tu», dall’incontro con l’alterità, primo passo per la costruzione del «noi». Se l’individuo è l’io impersonale dell’idealismo, sempre a rischio di confondersi anonimamente nella massa, la persona invece è quella «zona di verità che nasce dall’incontro dello sguardo altrui con lo guardo interiore» (p. 28). Emerge il tema dell’interiorità: se il primo impulso della persona è quello della proiezione verso l’esterno, è altrettanto evidente che l’interazione con i propri simili, la correlazione con l’alterità, sono autentiche soltanto se preparate da una riflessione che anima lo spazio dell’interiorità. Contrariamente al cogito cartesiano, che consente alla persona di accedere alla verità senza dover svolgere un lavoro introspettivo ma soltanto impadronendosi di un metodo, l’uomo riesce ad arrivare alla verità di sé e del mondo solo scendendo nella propria interiorità; operazione che risulta complessa specialmente per l’individuo moderno, immerso in una «spersonalizzazione di massa», in un’apparente autarchica autonomia che lo relega nell’isolamento, chiuso alla trascendenza. È proprio in lotta alla solitudine dell’uomo moderno che Mounier prospetta la sua filosofia personalista.
La descrizione più analitica della situazione dell’uomo moderno, insieme alla prospettazione di una soluzione in un’ottica comunitaria, sono oggetto della seconda sezione del saggio di Corigliano, composta di due capitoli, «Filosofia dell’io» e «Lo spirito della comunità». La maggior parte delle citazioni di Mounier è tratta da «Rivoluzione personalista e comunitaria». Nella prima parte, l’autore ripercorre il cammino dell’individualismo, affermatosi a partire dal Rinascimento, passando per la Riforma protestante per poi giungere fino a noi. La mentalità borghese, divenuta compiutamente dominante nel periodo della Rivoluzione industriale, con la proposta del modello dell’homo oeconomicus, ha finito per sdoganare quella che Mounier definisce «metafisica della solitudine integrale», che riduce la persona a individuo: «L’individualismo si presenta come una metamorfosi dello spirito europeo che ripiega sulla chiusura materialista e meramente difensiva di uno specifico interesse» (p. 41). La modernità tutta, compreso l’Illuminismo, la Rivoluzione francese, il capitalismo, il Romanticismo, il marxismo, vede la crisi del soggetto spirituale, relegato nella spirale solipsistica dell’individualismo, per uscire dalla quale l’idealismo ha proposto la soluzione collettivista, il ricorso alla categoria di unità nell’assoluto. Esso, in realtà, non consiste che nell’affiancamento indistinto di individui all’insegna di una «mistica del collettivo», della quale saranno frutti i regimi totalitari del ‘900, le guerre e, più in profondità, la crisi delle democrazie. Se questa è la diagnosi, per alcuni versi sconfortante, il secondo capitolo della seconda sezione propone una possibile via d’uscita: superando il modello capitalistico e la dicotomia tra borghesia e proletariato, Mounier delinea i caratteri di un personalismo comunitario, cioè della costituzione di un sistema di convivenza che non prevede l’anonima coesistenza di individui, ma la vita associata di persone che si riconoscono reciprocamente all’interno di una comunità, tenuta insieme dalla forza spirituale di ognuno. Il cittadino non è più solo il sottoscrittore di un contratto e il rivendicatore di interessi privati, come nella società informata dall’individualismo economico, bensì colui che liberamente aderisce a una comunità che si impegna a costruire in maniera consenziente e progressiva. Ciò mette al riparo da ogni tipo di esaltazione mistica dello Stato, della Nazione, della collettività – che non sono altro che forme di «egocentrismo collettivo» –, a favore di una visione per la quale «lo stato è per l’uomo, non l’uomo per lo stato»: la persona è quella soglia di fronte alla quale ogni potere esercitato dall’uomo deve fermarsi, in quanto essa stessa custode di eticità e di spirito. La costruzione del nuovo stato pensato da Mounier, democratico e pluralista, deve dunque «strutturarsi ricalcando la forma comunitaria, al centro della quale è posta la persona» (p. 75). La rivoluzione personalista auspicata da Mounier, dunque, si connota primariamente come una rinascita spirituale, una sovversione che ricollochi al centro la persona e il suo universo: è «una presa di coscienza dello spirito che fuoriesce dalla gabbia chiusa della propria solitudine e tenta di stabilire una comunicazione con il mondo degli altri» (p. 78).
L’ultima sezione del saggio si intitola «Il multiculturalismo». A sommesso avviso di chi scrive, si tratta della parte che maggiormente si segnala per originalità e per profondità di lettura, non solo perché verte su argomenti d’attualità che chiedono di essere pensati e studiati, ma anche per la proposta sintetica di acute piste di riflessione e di soluzione, che meriterebbero di essere sviluppate in saggi particolari. Si trattano i temi del multiculturalismo, del futuro dell’Africa, della comunità europea, della deriva populista delle democrazie, del rapporto tra identità e globalizzazione, della sovranità nazionale, del ruolo dello stato nel diffondersi di un clima di paura come è quello che oggi pare dominare nel rapporto tra popoli una volta lontani o interagenti secondo dialettiche di sottomissione. In tutte queste problematiche così difficili, il personalismo, rappresentando «l’allusione a un altro luogo», una spinta al ripensamento della città così come si presenta, nella volontà non di rivendicare ma di ricostruire, può costituire una chiave che apra una possibile strada da percorrere. Scrive Corigliano: «L’Europa della persona è l’Europa della trascendenza. Fuoriuscire dallo spazio chiuso della totalità, e abbracciare le infinite possibilità dell’essere, ha come presupposto fondamentale il riconoscimento della persona umana e il rispetto di essa in quanto tale» (p. 103). Contro l’esasperazione egocentrica dell’individuo, viene ribadita la centralità irripetibile della persona, universo attorno al quale tutti, anche se partendo da posizioni convergenti, possono ritrovarsi e costruire comunità.

Luciano Cardinali

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    About Giulio Alfano

    Professore di Istituzioni di Filosofia Politica Storia delle dottrine politiche Etica Politica presso la Pontificia Università Lateranense, Giulio Alfano e' Presidente e fondatore dell' Istituto " Emmanuel Mounier- Italia". Commendatore dell' Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme. Fondatore e Presidente Onorario dell'Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani,collabora con la Bowling Green University (Ohio - USA)

    Category

    Uncategorized