La politica non è il fine ultimo del personalismo che,tuttavia,si impegna ad organizzare la comunità per salvarvi la libertà della persona e quindi necessita che prospetti anche una soluzione del problema politico che condiziona fortemente ogni sviluppo comunitario . In questo senso la filosofia politica che si può desumere dal personalismo chiarisce la natura e il fine dello stato,contrariamente alle visioni reazionarie lo stato on si identifica affatto con la nazione e non è neanche una condizione necessaria perchè la nazione sia tale. Esso è l’oggettivazione salda e concentrata del diritto che nasce spontaneamente dalla vita di gruppi organizzati che si chiamano corpi intermedi e dal momento che il diritto è il garante istituzionale della persona e lo stato è a servizio dell’uomo e non viceversa.

In questo periodo risulta fondamentale quindi capire come i rapporti tra persona e politica ci possano aiutare a comprendere le aporie della politica e come il valore della persona sia l’elemento più discusso di fronte al problema delle relazioni che fondano la convivenza civile.

Mi pare interessante declinare dentro la crisi della politica la crisi della soggettività politica e in questione è l’individualità politica singola,i modi della sua azione,ma anche della sua formazione,della sua crescita e delle motivazioni che sono all’origine e delle finalità che ci si propone. E’stata salutata con grande grida di giubilo la fine delle grandi narrazioni ideologiche e credo sia venuto il momento di soffermarci a riflettere sugli esiti di questo processo. I processi storici sono sempre ambigui e indecisi e gli errori recenti di lettura sono stati di due tipi,da un lato aver concepito una storia univoca,unidirezionale,lineare,dall’altro di averla concepita come sicuramente progressiva,in marcia verso il fallimento degli storicismi,sia di quello idealista che di quello materialista e questa presa d’atto ci impegna ad una riflessione forte su presente . E’ indubbio che negli ultimi tre decenni si sia realizzato un processo di liberazione da rigide gabbie ideologiche,da appartenenze dogmatiche,da chiusure reciproche,da reciproci disconoscimenti,ma è altrettanto indubbio che la caduta di punti di riferimento forti,saldi,chiari,riconoscibili e riconosciuti,a livello di idee generali,abbia prodotto uno sbandamento,una perdita di orientamento,un crollo di tensione interna,appunto alla persona che vive nella comunità e quindi si trova giocoforza nella realtà sociopolitica. A tale proposito mi chiedo dove oggi si trovi il “prius”,che cosa venga prima la cata di queste entità collettive,nei partiti,ma più in generale nelle nazioni ,negli stati,oppure nei soggetti singoli,nelle persone.

Non mi riferisco a una generica tensione etica,ma ad una tensione interiore politica e quando essa cade sale il relativismo e la crisi dell’etica,quindi il problema non è solo una decadenza sociale ma una crisi dei valori e dell’assiologia della persona.

Persona e politica è nella congiuntura presente col problema dell’inclusione,del mantenimento di una pace duratura,un problema strutturale e parlo di una generalità di singole individualità che non trovano più nella politica il gusto delle grandi alternative ovvero quelle di fondo:come si sta nella società,come si gestiscono le istituzioni,che idea si debba avere del mondo e della vita,dell’uomo o della donna,della relazionalità sociale e financo dei corpi intermedi della società che sono il pilastro di una vera democrazia,in primo luogo la famiglia.

ed ecco ancora sul crinale del cambiamento epocale iniziato con la quarta rivoluzione industriale il problema del rapporto tra persona e politica. Si tratta di una dimensione che si colloca tra esistenza e storia,una condizione del vissuto che il 900 ha portato alle più alte forme e questo certamente implica un’irruzione del tragico nel politico. Sembra che soltanto davanti all’esistenza dei singoli e dei popoli,si apra la finestra della grande storia,solo allora sembra che la persona sia portata ad implicarsi col mondo secondo un principio di responsabilità,costretta ad uscire da sè,a superarsi,in un certo modo a trascendersi. La politica allora viene vista come scelta di vita non professionale ma sociale ed in questo Emmanuel Mounier ci offre a tanti anni di distanza un monito attuale nel suo,recentemente ripubblicato libro “I cristiani e la pace”,scritto nel vortice delle conseguenze dell’accordo di Monaco nel 1938,per riflettere sul valore della politica s si vuole una pace e non come strano interludio alla O’Neal,ma come fondamento della convivenza civile e spina dorsale di ogni democrazia degna di questo nome.

Ed ecco che si pone il problema di come sollevare in alto la scelta personale della politica senza una costringente motivazione storica che in questo nostro difficile periodo vediamo sul crinale del difficile mantenimento delle ragioni condivise della pace. Credo che la strada maestra sia quella di tornare a motivae le ragioni della politica,le motivazioni di fondo quelle che attengono alla decisione interiore della persona,che faccia la differenza,che superi le frontiere del borghese conformismo,rimettendo in gioco il senso,le forme,i principi e e mete del non facile rapporto tra persona e politica,perchè una delle bellezze della politica è appunto di avere delle mete,di sormontare ostacoli .

La politica è sempre a lotta di Giacobbe con l’angelo:è il racconto di Gn 32,22-33,su cui tanta arte figurativa si è intrattenuta spesso,da Rembreandt,a Chagall. Quella notte presso il guado del fiume Jabbok..”Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora”.

Un mistero di chi fosse quell’uomo,un angelo o forse lo stesso Dio e fu uno scontro e un abbraccio e fu la ferita per Giacobbe che zoppicava all’anca e alla fine la benedizione da parte del misterioso personaggio “..perchè ho visto faccia a faccia Dio,eppure la mia vita è rimasta salva”

Ecco questo passo ci fa capire l’immane compito che la politica assume oggi per tenere uniti uomini moderni che hanno imparato dalla modernità a voler essere ognuno un mondo a se’.ù

E allora come conciliare lo scontro,il conflitto con l’abbraccio,che in politica si chiama “mediazione”? Come far convivere fruttuosamente per una crescita comune la competizione sul mercato con la relazione in uno stato e con una convivenza democratica che abbia al centro la persona.ù

Il pensiero politico modernodi questo ha trattato da Machiavelli a Weber e oltre fino alla grande rivoluzione personalista di Maritain e Mounier che definisce la persona “il luogo dove l’essere si a parola” e non dobbiamo seguire la troppo invalsa reazione antinovecentesca che si è fatta senso comune intellettuale di massa,ricolmo di chiacchiere e vuoto di pensiero,perchè la rimozione del passato è alla radice di tutti gli incubi del presente,in uno stato di eccezione. Il 900 è stato comunque maestro di vita e non c’è secolo che abbia insegnato di più agli uomini di buona volontà e noi che in pare lo abbiamo vissuto dobbiano essere orgogliosi del privilegio che ci è stato donato alla nostra esistenza. Sappiamo infatti oggi quasi tutto ciò che si può fare e ciò che non si può fare ,ciò che non si deve fare e come accortamente bisogna allora operare con sobrietà intelligente.

Il personalismo di fronte al secolo che declamava la volontà di potenza,ha compiuto il passaggio,direi sinergico dalla ersona alla personalità insegnando che le differenze non sono nelle idee ma nelle volontà,che un azione non si compie per divieto di compierne un altra ma per libera e convinta scelta ed è in ciò che il personalismo incontra la democrazia come partecipazione alle differenze in quanto ricchezze e non solo alterità.

La nazionalizzazione delle masse da un lato e la socializzazione degli stati dall’altro hanno generato tuttavia un figlio unico:la personalità autoritaria che il personalismo non si limita a denigrare ma a destrutturare elidendo ogni ideologia della dominanza.

Oggi scorgiamo un fenomeno in odo inquietante ovvero che gli schieramenti politici confusamente e banalmente si confrontano e si contrappongono ma finiscono per produrre quell’effetto comune che è la personalità democratica. Ma è la caratteristica del nostro tempo che ci condanna e ci abitua alla rapida obsolescenza del prodotto di consumo,rapidamente consumiamo effimere personalità,che non riescono ad assumere un carattere fondamentale per difetto,durata,ma anche per inconsistente qualità.

La conseguenza è che la personalità autoritaria e a personalità democratica finiscono col produrre lo stesso effetto,indipendentemente dal fatto che il meccanismo di investitura sia imposto dall’alto o legittimato dal basso,in un rapporto verticale tra personalità politica e volontà popolare. Tale verticalizzazione non genera rafforzamento democratico e neanche governabilità e quindi decisione e democrazia sono il grande problema dei nostri sistemi politici contemporanei,chi decide e cosa decide non nello stato di eccezione ma di normalità. Nasce così la democrazia populista erede del pensiero reazionario antidemocratico perchè alla fine diventa una democrazia non governante,consumata nella ricerca di un consenso grezzo generalista per cui le lezioni dirette dei capi li fanno regnare come dominati ma non governare per la promozione della persona.

IL pericolo perciò oggi è la semplificazione tecnica della complessità sociale con il primato dei marchingegni elettorali sulle soluzioni politiche.

Tuttavia la stratificazione sociale complessa delle società attuali non si lascia imprigionare in un semplificato rapporto verticale della rappresentanza e la personalizzazione della politica è un derivato malato dell’attuale condizione sociale,dalla persona alla personalità alla personalizzazione,ecco la deriva postnovecentesca della politica e la dittatura virtuale della comunicazione è la gabbia plastica dell’apparire,quando sorge il personaggio tramonta la politica.

Così il concetto di persona nella personalizzazione regredisce al suo significato primigenio,quello che non a caso i latini riservavano al luogo del teatro,persona nel significato di maschera e spesso come la maschera della favola bella a vedersi,ma senza cervello!

La personalizzazione della politica va letta come ulti come ultimo esito di un processo di più lunga durata dell’individualismo moderno ,come metafora eloquente di processuale occupazione di spazio pubblico nell’apice neoliberista del capitalismo consumistico facendo muovere la politica come un mercato economico e trasformando i cittadini in clienti avvilendone la dignità ontologica di persona.Si finisce così col perdere l’essenza del politico e la differenza del pubblico che è differenza della societa civile dalla società politica,quella orizzontarietà del rapporto che non vede al centro il competere,ma lo stare insieme in vista di un compito comune come persone.

“Solidarity for ever”quindi la persona non l’individuo;la ersona è quello che l’individuo non potrà mai essere legge soggettiva dell’esistenza e legge spirituale della libertà,autolegislazione dell’essere umano.

Come la modernità è stata occupata dal modo capitalistico di produzione e scambio,cosìil soggetto persona è stato occupato dalla figura dell’homo oeconomicus ,mentre la persona è sostanzialmente homo politicus,concetto capace di tenere dentro di sè le differenze e le identita,le ugaglianze e le specificità,perchè la persona non puo mai essere soggetto neutro come di fatto è l’individuo come insegnano Maritain e Mounier e come diceva Chestrton:”E’ ingiusto suonare i violino quando Roma brucia,ma ancora più illegittimo studare la teoria dell’idraulica quando il fuoco divampa”

Prof.Giulio ALFANO

Presidente Istituto Emmanuel Mounier-Italia

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    About Giulio Alfano

    Professore di Istituzioni di Filosofia Politica Storia delle dottrine politiche Etica Politica presso la Pontificia Università Lateranense, Giulio Alfano e' Presidente e fondatore dell' Istituto " Emmanuel Mounier- Italia". Commendatore dell' Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme. Fondatore e Presidente Onorario dell'Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani,collabora con la Bowling Green University (Ohio - USA)

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