La politica non è il fine ultimo del personalismo,che,tuttavia, si impegna ad organizzare la comunità per salvarvi la libertà della persona e quindi necessita che prospetti anche una soluzione del problema politico,che condiziona fortemente ogni sviluppo comunitario. In questo senso la filosofia politica che si può desumere dal personalismo chiarisce la natura e il fine dello stato;contrariamente alle visioni reazionarie lo stato non si identifica affatto con la nazione e non è neanche una condizione necessaria perchè la nazione sia tale.Esso è l’ogggettivazione salda e concentrata del diritto che nasce spontaneamente dalla vita dei gruppi organizzati che si chiamano “corpi intermedi” e dal momento che il diritto è il garante istituzionale della persona,lo stato è a servizio dell’uomo e non viceversa.

lo stato non può sussistere senza esercitare un certo potere e tale legittimità del potere esercitato da un uomo su un altro uomo sembra contraddittorio con il rapporto interpersonale propugnato dal personalismo e a tal proposito hanno risposto in modo completamente opposto l’anarchismo,l’assolutismo,ma anche il liberalismo borghese.

Il personalismo ritiene che,essendo la persona immersa nella natura,non si possono costringere le cose senza costringere gli uomini;però se tale costrizione può rendere inevitabile il potere,certamente non lo fonda,perchè esso può fondarsi unicamente sulle finalità ultime della persona,deve rispettarla e anche incoraggiarla e in questo la visione liberale differisce nel senso che non segue l’uomo nelle sue fragilità,ma nelle potenzialità. Ne risulta perciò che il potere dovendosi esercitare su persone,ha il dovere di farlo altro che secondo rapporti “personali” e tale esigenza non impone all’autorità stabilita di adattarsi all’individualità dei suoi soggetti ed ai capricci del loro arbitrio:le impone di non subordinarsi la mia persona e la mia libertà profonda e le lascia il potere di verificare ciò che è esteriore a noi. I poteri autorizzati sono,insomma,a servizio della libertà ontologica delle persone e perciò lo stato sorge dalla natura socievole ed indigente della persona umana ed ha come fine il bene comune delle persone. Ma il bene comune non è la somma degli interessi individuali,ed è per questo che lo stato deve rispettare la dignità creaturale della persona e ne derivano molteplici conseguenze. Poichè ogni potere non controllato tende all’abuso,occorre proteggere la persona contro l’abuso di potere e tale esigenza richiede un pubblico statuto sulla persona ed una limitazione costituzionale dei poteri dello stato:equilibrio del potere centrale attraverso i poteri locali,diritto dei cittadini di ricorrere anche contro lo stato “habeas corpus”,limitazione dei poteri di polizia,indipendenza vera del potere giudiziario.

Queste tesi sulla natura ,sul fine e anche sui limiti del potere dello stato danno origine,sul piano strettamente politico,al problema della forma di governo. Ammesso che la persona possa essere subordinata allo stato,pur conservando sempre la sua sovranità di soggetto,occorre ridurre al minimo l’inevitabile alienazione impostale dalla condizione di governata.

Respinta ogni forma totalitaria,intendendo con tale espressione ogni regime in cui un aristocrazia minoritaria o maggioritaria che sia,impone la propria volontà a una massa che a volta persino in modo virtuale come può accadere oggi,ha l’illusione di essere rappresentata,il personalismo vede soltanto nella democrazia rettamente intesa,l’unica forma di governo che si articola sulla cultura civica del popolo per assicurare la partecipazione dei cittadini all’ordine oggettivo del potere.

Chiamiamo allora “democrazia” con tutti gli attributi necessari per non confonderla con le minuscole contraffazioni,quel regime politico che si fonda sulla responsabilità e sull’organizzazione funzionale di tutte le persone che formano la comunità sociale.

Tale “sovranità popolare” non può fondarsi sull’autorità del numero e neanche su una sovranità anarchica delle libertà individuali. E’ l’autorità di una società di persone razionalmente organizzate in un ordine giuridico:è la sovranità del diritto! esso è infatti mediatore fra le libertà e l’organizzazione e persegue,armonizzandole,le libertà di ciascuno e la continua personalizzazione dei poteri .

Si tratta di capire,in un momento di rivendicazione di diritti di minoranze spesso umiliate ,ignorate e vilipese da comportamenti vetusti distanti dalle nuove emergenze che la storia pone all’etica ma anche alla coscienza,che la vera democrazia fa partecipare alle funzioni dell’unità tutte e dico TUTTE le persone,lasciando loro occupare il posto assegnato dalle proprie facoltà e dall’economia generale del bene comune,cercando di ridurre gradatamente la condizione disumana e pericolosa dell’uomo passivamente governato.

In questo senso il personalismo di Emmanuel Mounier propende per una democrazia non per motivi puramente politici o storici,ma per motivi spirituali ed umani,perchè “E’ passivamente governato sia colui che si fida dell’infallibilità di un uomo solo al comando, sia chi si fida dell’infallibilità della massa,sono passivamente governati quegli uomini che,qualunque sia la loro funzione,attribuiscono valore assoluto alle istituzioni”(E.MOUNIER,Rivoluzione personalista e comunitaria,ed. Comunità,Milano,1955,p.274)

In una democrazia che si ispiri al valore della persona quindi,l’iniziativa del popolo si esprime su due piani:indirettamente con una rappresentanza sincera,efficace ed integrale della volontà dei cittadini che richiede una vigile cura per la loro educazione politica nell’ambito dei partiti,senza i quali non può esserci autentica democrazia, e dall’altro attraverso la vigilanza su organi elettorali non virtuali ed astratti pericolosi e forieri di falsificazione dell’espressione popolare con abili tatticismi,affinche’ la maggioranza eletta governi per tutti e non per l’oppressione della minoranza. e poi se la rappresentanza tradisce la sua missione,la “sovranità popolare” piò esercitare delle pressioni dirette contro i poteri mediante manifestazioni,scioperi,raggruppamenti spontanei e non si tratta di manifestazioni illegali,quando lo stato protegge l’ingiustizia,la falsità o l’oppressione.Un diritto arduo ad esercitare di cui è facile abusare,ma che è sempre un diritto inalienabile del cittadino-persona.

Il personalismo poi non può neanche trascurare l’ordine internazionale su cui si articola il problema delle società nazionali dal momento che il mondo si internazionalizza di fatto sempre più e tale problema non si può più affrontare coi vincoli del sentimento o del contratto giuridico. L’unità mondiale nel segno della pace globale deve rispettare tre precise condizioni:

  • che le nazioni rinuncino alla sovranità totale,non a profitto di un superimperialismo,ma per una comunità democratica dei popoli
  • che le forze imperialistiche soprattutto economiche che si servono del cosmopolitismo come un tempo facevano col nazionalismo,siano infrante dall’unità dei popoli ottenuta attraverso il dialogo e la cultura
  • che sia superato definitivamente il problema della guerra a cui proprio il personalismo può concorrere a superare perchè fonda il suo progetto sull’eguaglianza secondo equità delle persone,escludendo ogni razzismo e ancor di più ogni xenofobia,che oggi è veicolata da mezzi di comunicazioni fondati sull’ideologia della dominanza.

    Prof. Giulio ALFANO – Presidente Istituto Emmanuel Mounier



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    About Giulio Alfano

    Professore di Istituzioni di Filosofia Politica Storia delle dottrine politiche Etica Politica presso la Pontificia Università Lateranense, Giulio Alfano e' Presidente e fondatore dell' Istituto " Emmanuel Mounier- Italia". Commendatore dell' Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme. Fondatore e Presidente Onorario dell'Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani,collabora con la Bowling Green University (Ohio - USA)

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