In questi ultimi tempi anche in relazione agli avvenimenti bellici che hanno colpito l’Europa come non avveniva da anni,ci si chiede da più parti come si possa eliminare il problema della guerra ed educare le giovani generazioni ad una convivenza civile fondata sul dialogo e la coesistenza pacifica,

Si tratta di un problema assai delicato che chiama in causa la principale agenzia educativa ovvero la scuola,come protagonista del progetto educativo verso i giovani,perchè educare significa soprattutto impegnarsi per una società migliore attraverso una seria riflessione sul problema della pace. In questo senso rileggendo il “Trattato sul carattere”di Emmanuel Mounier possiamo trarre alcune riflessioni spendibili in questo delicato crinale della storia che stiamo vivendo. Attualmente e sempre più l’umanità convive con il pericolo di una guerra nucleare e ciò ha condotto,non da oggi,a cercare soluzioni sempre temporanee per evitare la catastrofe ma che non hanno poi risolto il problema alla radice,per cui anche le frequenti manifestazioni,va detto sempre più numerose e partecipate,contro la guerra che si svolgono nel mondo,non hanno condotto affatto ad un avanzamento sulla strada della risoluzione del problema della guerra. Occorre tradurre il rifiuto certamente naturale e legittimo di un futuro dominato dallo spettro della guerra nucleare,in un azione concreta,ma seriamente praticabile.

I giovani ormai in quello che sociologicamente viene definito “villaggio globale”cercano strumenti cuturali adeguati a comprendere la realtà in cui vivono,camminando sovente avvolti in una pluralità di linguaggi che non sanno decodificare. Le riflessioni di Mounier,ma in effetti lo stesso impianto gnoseologico della filosofia personalista,ci aiutano a capire che se la pace e la guerra sono innanzitutto relazioni tra stati e se l’educazione alla pace deve essere intesa come qualcosa che si verifica in ambito educativo, il problema sarà come aiutare i giovani a mettere in pratica un insegnamento di tolleranza e scambio culturale tra difersità tensionanti che arricchiscono la promozione dell’uomo. Non si deve seguire un educazione basata solo su un opera di sensibilizzazione e di informazione,comunque necessarie ma non esaustive,bensìformare il carattere dell’uomo del nuovo millennio alle gioie della vita pacifica mettendo in risalto le qualità delle virtù essenziali che l’uomo porta intrinsecamente con sè per suo statuto ontologico.

La pace e l’educazione alla pace quindi chiamano in causa la politica stessa oltte che il processo educativo o didattico,tuttavia la buona volotà non è sufficiente da sola. La pae non è semplicemente una condizione negativa caratterizzata dalla mancanza della guerra,ma una condizione positiva,ovvero quello stato della società in cui i conflitti politici,economici e sociali,inevitabili soprattutto nelle società complesse,sono risolti con mezzi pacifici,costituzionali soytto il controllo di leggi condivise e non imposte,per questo Mounier raccomanda di ricordare che le differenze tra gli uomini non riguardano le differenze “borghesi” delle opinioni,ma le differenze tra “volontà” e la volontà va educata con la cultura,il dialogo,la conoscenza e la valorizzazione delle differenze,come ci insegna il variegato mondo della natura.. La pace quindi non è qualcosa che “accade”,ma necessita della reazione di una specifica istituzione politica all’interno di una struttura codificata che si chiama “stato”. Ma uno stato fondato sulla “persona” come soggetto volente e dialogante.

La ragion d’essere dello stato è che è ‘unica strumento in grado che mette gli uomini in grado di porre fine alla guerra realizzando riforme con mezzi pacifici.In questo consiste,peraltro,la “democrazia” che trova linfa vitale in un tessuto “costituzionale” di legge fondamentale e condivisa da tutti di cui lo stato si dota per realizzare la promozione pacifica e l’educazione del cittadini.

Tuttavia un errore frequente è di identificare la guerra con la violenza,ma così facendo,si rischia di individuare come causa stessa della guerra una lunga serie di motivi di conflitto presenti nelle nostre società contemporanee,come il razzismo,la xenofobia,le discriminazioni sessuali e di genere, le quali pur essendo tutte motivi di alta tensione all’interno degli stati e delle comunità civili,ben poco hanno da spartire con la logica dei rapporti tra gli stati che giustifica il ricorso alla guerra.Anche il militarismo così diffuso in regimi anche di matrice marxista o popolare,non costituisce la causa,bensì la conseguenza del fatto che si arrivi a una guerra. Se si identifica il nemico sulla base del binomio Violenza= Guerrasi ha come conseguenza che ci siano azioni solo volontaristiche,fondamentali senza dubbio come l’educazione alla tolleranza di lockiana memoria,ma che si stagliano solo sull’orizzonte di una visione tipica della politica liberale,non democratica!

L’utopia volontaristica allo stato puro non ha fermato la guerra ma,anzi,ha incrementato gli armamenti e lo testimonia il fallimento delle battaglie pacifiste sempre più numerose ma altrettanto improduttive perchè non hanno inciso sulla logica dello stato nazione,su quelle riforme “politiche” che in democrazia uno stato “deve” operare per realizzare una vera “democrazia della partecipazione”. Occorre in definitiva una “rivoluzione culturale” basata sul dato nuovo con il quale oggi l’umanità è chiamata a confrontarsi. Un pò,mi sia concesso,come si passò dall'”homo faber” nella primitiva età del ferro,all’evoluzione dell'”homo sapiens” tale crescita deve determinare il passaggio oggi all'”homo pacis”,consapevole dei suoi poteri,dei suoi diritti,ma anchedel potenziale distruttivo a cui il progresso lo espone. Occorre oggi passare da un astrazione della pace come desiderio del cuore,ad un azione per la pace come stabilità della mente,,innescando un processo graduale ma irreversibile di organizzazione delle attività interdipendenti a livello internazionale,nella pluralità di valori che esse inverano,,consentendo cosi la composizione dei disaccordi senza uso della forza,una pace “positiva” non armata, perchè si realizzano forme di cooperazione adeguate. Potenziare l’arbitrato internazionale dell’ONU,tornare allo spirito della Carta Atlantica che il presidente Roosvelt realizzò in piena seconda guerra mondiale,unificando gli uomini sotto un governo “complessivo” che non indica generalità,ma incontro dialogico di “complessità” per superare la logica bellicista dello stato nazione.

l’obiettivo deve essere una federazione di continenti che per comunanza di tradizioni ecc superino le divisioni nazionali ed assorbano i ricordi delle logiche geopolitiche bipolari,preparando i giovani con un educazione fondata su un vero “disarmo morale”,ma tutto ciò presuppone che siano garantite le condizioni politico-istituzionali,dalle quali i cittadini possano trarre la certezza di non dover subire in qualsiasi momento aggressioni esterne o limitazioni personali, . l'”homo pacis” va educato attraverso un elevato livello di autosufficienza ed autonomia locali,nella logica del “Municipium” e della Communitas” che rende relazionali i rapporti e non conflittuali gli interessi..Le due competenze cruciali che gli stati nazionali ancora oggi avocano a sè,sicurezza ed economia,vanno assorbite in comunità internazionali che l’urgenza della fragilità delle relazioni internazionali alla fine del secondo conflitto mondiale rese necessarie creando Comunità di sviluppo internazionale,favorendo l’interdipendenza mondiale delle attività umane. Lo stato in sè è portatore di guerra anche a volte in nome della pace,se lo si considera ancora come un entità sovrana in un mondo di stati sovrani,in cui si impongono la legge del più forte nel contesto internazionale e gli interessi economici ed il militarismo nella politica interna. Solo con l’interscambio,la cultura delle identità il superamento di fragili uguaglianze verso la valorizzazione delle differenze,potrà finalmente aprirci a quell’uomo di pace che la democrazia della partecipazione può e assolutamente deve educare,tutelare e promuovere.

Prof.Giulio ALFANO – Presidente Istituto “Emmanuel Mounier-Italia”

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    About Giulio Alfano

    Professore di Istituzioni di Filosofia Politica Storia delle dottrine politiche Etica Politica presso la Pontificia Università Lateranense, Giulio Alfano e' Presidente e fondatore dell' Istituto " Emmanuel Mounier- Italia". Commendatore dell' Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme. Fondatore e Presidente Onorario dell'Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani,collabora con la Bowling Green University (Ohio - USA)

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