L’orizzonte dell’intelligenza dell’uomo è ben piu vasto di quello dei suoi sensi,ma infintamente piu ristretto di quello di Dio! Noi valutiamo approssmativamente il presente ed il futuro del prossimo che non conosiamo e il nostro giudizio rispecchia la nostra esperienza dall’uso di ragione in poi,ma non il bilancio di fronte al carisma che Dio ci ha donato,allo scopo della nostra esistenza. E’ cosi assurdo il confronto della nostra volonta con l’onnipotenza e onniscienza della volonta di Dio che la distanza puo essere colmata soltanto dal pensiero che Dio è Padre Nostro,cioè di ogni uomo,per cui disporra gli avvenimenti in modo che la nostra preghiera abbia il massimo possibile di conseguenze positive.
Ecco,quando parliamo di Alberto Marvelli parliamo della volonta del Signore su una creatura della nostra epoca che ha saputo rispondere “SI” alla chiamata da laico nel mondo ma non del mondo,esattamente come fece Maria con il suo “Non mea sed tua voluntas fiat!”all’annuncio dell’Angelo,che è poi il motto della Societa Operaia per l’evangelizzazione dei laici fondata dal prof. Luigi Gedda di cui Alberto fu tra i primi membri e che amava come la sua casa religiosa!
Quando il 5 settembre 2004 ho assistito alla sua beatificazione,una delle ultime sotto il pontificato di S.Giovanni Paolo II a Loreto,il Santo Padre ne ricordo’ la personalita come un vivido giovane della diocesi di Rimii e dell’Azione Cattolica e a questo punto dobbiamo ricordare cosa fosse l’Azione Cattolica di quell’epoca per poter capire cosa sia stato questo autentico gioiello della fede e della vita cristiana che fu Alberto!
Nell’attuale momento storico che stiamo vivendo di autentico relativismo cognitivo,il suo esempio di vita specchiata e moderna ci conforta e ci illumina
Alberto nasce a Ferrara il 18 marzo 1918 secondo di ben sette fratelli,i una famiglia veramente illuminata dalla luce del Vangelo e nell’atmosfera della quaLE SI LEGGE “IN NUCE” Già QUELLA SUA VOCAZIONE SOPRATTUTTO DI CARITà POLITICA;il padre,Alfredo è un diligente impiegato di banca e fa parte degli Uomini di Azione Cattolica,quel ramo di A.C. che proprio dal 1934 avrebbe avuto il prof. Gedda,che sara il vero scopritore di Alberto,come Presidente. La madre Maria Mayr era di estrazione aristocratica ma soprattutto nobile di animo e di tante opere caritatevoli all’interno dell’Azione Cattolica. Il padre aveva improntato i valori della famiglia e l’educazione dei figli anche ad un attenzione spiccata alla giustizia politica,di cui un forte,direi istintivo,antifascismo,nei diversi luoghi in cui per motivi lavorativi sara costretto a trasferirsi,Rovigo,Mantova,Ancona e infine definitivamente a Rimini nella casa di Viale Regina Elena 126. Fu proprio in questa città che il giovane Alberto vive fervidamente non soltanto la vita scolastica del liceo “Giulio Cesare”dove brillantemente compie i suoi studi,ma sviluppa la sua attenzione verso il mondo religioso,da laico pienamente inserito nella vita apostolica. Ecco pottremmo fare un parallelo,se mi è consentito,con un altro giovane di quel crinale di primo ‘900,Piergiorgio Frassati,in quell’epoca modello di una santità attiva e moderna,perche Alberto viveva la sua giovinezza in attenzione profonda interrogativa e propositiva con il periodo storico che il Signore gli aveva concesso di vivere. Siamo all’inizio degli anni ’30,unn periodo di trasformazione economica ma anche di evoluzione dell’associazionismo cattolico;dopo il concordato del 1929 i dissapori tra la Chiesa e il Regime Fascista si fanno sempre più marcati e evidenti al punto che appena due anni dopo il S. Padre Pio XI emana una lettera apostolica, “Non abbiamo bisogno” con cui ribadisce l’autonomia dell’educazione cattolica e sara proprio questo aspetto fondamentale per la nascita dell’impegno politico di quella generazione di cui Alberto faceva parte,
Tuttavia bnon possiamo ignorare che nella suia formazione hanno profondamente inciso anche i salesiani,ai quali sara sempre legato;proprio negli anni dell’adolescenza si forma il suo costume caratteriale improntato alla misericordia:”la mia vita non sia che un atto d’amore!”,scrive infatti in quegli anni. E il suo epistolario come il suo diario sono ricchissimi:oltre 500 pagine di vari argomenti!Proprio i salesiani vedrannio in questo giovanottone di bell’aspetto e di modi gentili,le doti di un leader e all’età di 15 anni lo nominano responsabile per la formazione degli aspiranti della gioventu cattolica ed in questo modo riusci a partecipare alla pastorale giovanile in modo piu organico a quella diocesana e nel 1935 è nominato delegato diocesano studenti,poi delegato diocesano e infine nel 1937 segretario diocesano della Gioventù di A.C. e nel ’40 vicepresidente. In questa carica il rapporto con il prof.Gedda è sempre più stretto e proprio in quegli anni si consolida nel professore l’idea che il giovane Alberto che rappresenta la generazione educata sotto il regime,possa essere proprio l’esempio di una gioventù che dal fascismo sapra uscire con fede rinnovata e visione nitida del futuro: Egli perà non era solo un gioane di tradizioni solide,di idee chiare,ma anche appassionato di sport e amante della vita,mentre la morte del padre improvvisa e causata da un violento attacco di meningite ne fermà anche la passione agonistica intorno ai sedici anni e da quell’episodio così forte e luttuoso seppe trarre forza spirituale profondissima. ,tanto da iniziare a scrivere il suo corposo Diario . Il padre di Alberto aveva il suo ufficio di curatore fallimentare nella via Gambalunga nei pressi dello stesso liceo frwquentato dal figlio;;il 7 marzo 1933,in quella villa sobria e piena di fervore intellettuale e spirituale il sig.Luigi giacque malato per poi essere condotto in isolamento in ospedale. Relativamente a questo episodio Alberto scrivera nell’ottobre 1933:”..Dio è grande,infinitamente grande,infinitamente buon,il maggior pericolo per un giovane è costituito dagli occhi e poi dalle orecchie. Chi riesce a dominare questi due sensi,la vista e l’udito,ha gia fatto un passo importante sulla via della perfezione e non nego che sia difficilr,ma con l’aiuto di Dio e di Maria tutto si puo’,questo cerco appunto io di fare. Il suo ricco Diario è veramente riflesso di un animo terso puro limpido,specchio della vita interiore,quel lutto gli fece capire la forza dell’amicizia con Gesù attraverso la Sua infinita misericordia,ma anche mediante l’affidamento fiduciario alla Mamma Celeste. Oggi ai contemporanei smaliziati della nostra epoca,sfugge come il fondamento dell’essere crisiani sia la “fiducia”,infatti il testo del nostro cammino è l’atto di fede e lo dico nella modernita di Alberto,aperto alle sfide della storia e al “tu” dell’amicizia!
Il 1934 è un anno importante sia per lui che per il mondo cattolico giovanile.comincia il lento ma inesorabile rinvigorimento delle iniziative del ramo giovanile dell’Azione Cattolica,la “pupilla dei miei occhi” come la definì papa Ratti,la GIAC,ma importante anche per Marvelli.che vivie certezze ma non asconde dubbi e sincere difficolta interiori della vita quotidiana!
In quell’anno inizia la stesura puntuale e bellissima delle Agende nelle quali riporta tutti gli eventi salienti che incidono sulla sua giovane esistenza. Si tratta a volte di eventi comuni:una gita fuori citta;un incontro con amici,congressi diocesani,gite in biciclette sono le riflessioni religiose proprio sul tema della misericordia. Scrive infatti nella S. Pasqua 1935:”… Non ci può essere una via di mezzo,non si possono conciliare Gesù e il diavolo,la grazia e il peccato,perché io voglio essere tutto di Gesù,tutto Suo. Se finora sono stato incerto,ora io devo essere mai più preda di incertezze,soffrire ma non peccare!”
Cosa puà significare una posizione tanto determinata a distanza di così tanti anni per i giovani secolarizzati della nostra confusa epoca?E’ una domanda che mi sono posto mentre riflettevo sulla vita di Alberto e probabilmente è stato anche il motivo della mia scelta di riflettere sul suo modo di intendere la Misericordia. L’amore di Dio non implica la sua strumentalizzazione come mezzo per raggiungere un fine estrinseco a Lui,ma concerne Dio stesso. Tuttavia in questa autotrascendenza troviamo al tempo stesso la realizzazione della nostra natura;l’amore puro possiamo dire che sia un “trapasso”,una vera morte della natura finita. Nell’epoca nella quale Marvelli ha trascorso la sua giovinezza era l’amor di patria a sostituire questo amore trascendente ed era un paradigma.. L’accettazione anche della propria dannazione è ontologicamente irrilevante se è volonta di Dio,perché costituisce una tappa sul cammino della rificazione del cuore da ogni riflessione egoistica! Riflessioni di Alberto,la misericordia di Dio misteriosa nell’abbandono alla Sua volonta anche nelle difficolta quotidiane! Egli in quel crinale di meta anni ’30 ha chiara la scelta che intende compiere:essere tutto di Dio…questa scelta la maturera nell’Azione Cattolica ma soprattutto in quel sodalizio che il prof.Gedda creera nel settembre 1942 del quale Marvelli possiamo dire ne sara il frutto più prezioso:la Societa Operaia!
La purezza che esprimenella sua riflessione di fronte al volto di Cristo Alberto la conduce a un livello di profonda interiorita:la riflessione non uà trovare l’innocenza,bensì smascerare ogni impulso a un attivita disinteressata come un caso di sottile amore di sé,questo spiega il suo atto d’amore! La gioia e la felicita dell’altro è parte integrante della propria “deletatio in felicitate alterius” e non è un atto egoistico. Faccio un esempio un po banale per far capire cosa sia l’amore…La signora alla quale faccio un omaggio di fiori dovrebbe accettarlo osservando di avermi procurato piacere di averle fatto quel dono? Sarebbe frustrante e potrei allora replicare che non mi importa cià che la rende felice,ma che trovo corretto moralmente procurare piacere a un’altra persona anche se non provo niente per lei? Persino La Rochefocault aveva osservato che la riflessione trova sempre e solo il piacere per sé,e non l’amore e il motivo è che la riflessione ha la propria ragione nell’amore di se,perché è la riflessione che distrugge l’innocenza,cosicchè cercando nel proprio intimo trova soltanto l’amore di se “amour propre”. L’innocenza ha a che fare con l’immediatezza. L’uomo è l’essere della riflessione,colui che ha sempre gia perduto la sua innocenza iniziale e non puà recuperarla rivendicando quella spontaneita che paradossalmente ha perduto con l’atto stesso di rivendicarla.. Come si recupera tale spontaneita?E qui ancora una volta il diario di Alberto è illuminante; scrive infatti nel marzo 1937:” desidero che il mio amore per Gesù misericordioso non divebti un abitudine ma una continua adcesa verso un amore sempre più perfetto e più degno,con Cristo,per Cristo,in Cristo. E ancora nel febbraio ’38:”…ogni volta che mi accosto alla S.Comunione,ogni volta che Gesù nella Sua divinita ed umanita entra in me,a contatto con la mia anima,è come se un fuoco che arde,una fiamma che brucia ogni ragionamento e che mi rende semplicemente felice!”
Aveva capito che l’amore non è mai peccato ma lo è violare una promessa perché non è vero che Dio ci accetta come siamo!Se ciò fosse vero il perdono non esisterebbe. E’ come se decidessimo che una persona che compie un torto verso un’altra va accettato perché tanto è fatto così,perché cià non solo sarebbe l’opposto del perdono ma non avrebbe nulla da spartire con la misericordia!.Perdonare che è il centro dell’azione misericordiosa non significa accettare un uomo come egli è,inchiodarlo alle sue bassezze,a ciò che è,ma permettergli di prendere le distanze dal suo essere in quel modo per poi poter ricominciare daccapo ,mentre accettare una persona così come essa è coi suoi difetti non è misericordia ma rassegnazione.Ecco che l’ascendere di Alberto verso l’eta della piena giovinezza gli fa comprendere con la voce rigogliosa dell’anima che l’amore conferisce all’amato la possibilita di essere una persona e di esserlo in un modo unico e irripetibile,ma soprattutto non intercambiabile.
Ottenuta la maturita Alberto vuole entrare all’Accademia Navale di Livorno ma per un leggero difetto alla vista viene sartato e allora compie una scelta che sembra smentire le riflessioni fin qui compiute,perche decide di iscriversi alla facolta di ingegneria:sovente infatti chi sceglie soprattutto poi in quell’epoca una facolta così realistica oggettiva,non apparirebbe rivolto a grandi evidenze spirituali e tantomeno metafisiche. Ma l’ingegnere “santo”a Bologna trovera il proprio “humus”anche interiore.Inizia per questo giovane di rara spiritualita,un periodo di grande fecondita intellettuale ed interiore,che si conciliera assai bene con le attivita dell’Azione Cattolica.
Tuttavia la situazione economica della famiglia non era assolutamente florida,anzi sovente molto precaria; dopo l’improvvisa morete dell’amato padre. Alberto inizia a lavorare per mantenersi agli studi soprattutto in estate prima a Massalombarda poi a Rovigo e anche a Cinisello Balsamo,ma senza mai trascurare l’attivita dell’ Azione Cattolica e la sua sfera miseericordioa. Un sabato,infatti,ritornato a Bologna corse subito dalla sua seconda famiglia,l’Oratorio Salesiano, e con stupore non disgiunto da sdegno apprese che un gruppo di teppisti aveva fatto irruzione in una sala ed aveva calpestato il quadro del Sacro Cuore,Alberto attaccà subito alla parte un altro quadro che giorni dopo subì la stessa sorte del primo. Mentre egli conversava con un gruppo di amici gli viene indicata la masnada di teppisti che avevano replicato l’atto vandalico.Alberto si toglie la giacca e piomba addosso loro come una folgore,gridando:”perché impariate a non far piu vigliaccate!”:la forza a servizio della giustizia. Nel periodo estivo tornando dal lavoro pregava la madre di posticipare il pranzo e correva a farsi una salutare nuotata o una remata con il “moscone”;come sport preferiva il nuoto e la vela,come lo si poteva fare allora con un vecchio moscone di famiglia,sempre in estate per sottrarre i suoi giovani dell’oratorio alla neglittosa vita di spoaggia,organizzava lunghe passeggiate in bicicletta che era così connaturale ad Alberto che sperimentava le due ruote come fossero membra aggiunte al suo organismo,ed era un poeta della velocita.Amava il creato ed era affascinato dalla montagna la vetta era per lui il traguardo simbolico da raggiungere,l’ascesa della spiritualita lo spronava anche fisicamente ,l’ascesa dello spirito. Sulle vette ad Alberto sembrava di essere piu vicino a Dio e nell Oratorio Salesiano alle pareti delle sale sospendeva profili di montagne come diagrammi per gare sportive! Infatti scrive:” Se io non amassi Dio,credo che arriverei ad amarlo stando in montagna”
Lassù sente il respiro del cosmo e gode il silenzio riempito di Dio;ascolta l’orchestra sivana degli uccelli,il linguaggio muto dei fiori e subisce l’incantesimo felice delle cime. Come l’acqua scaturisce dalla roccia,così l’armonia sgorga dall’anima sua,diventata un arpa toccata magicamente dalla grazia e dlla natura dell’immenso tempio del crato:lassù Alberto sperimenta meglio che Dio tutto riempie e tutto trascende!
Un giovane sportivo dal taglio atletico che vive la poesia del creato ed irradia un fascino mistico,non puà che esercitare un profondo fascino sui giovani ed in questo Alberto è stato veramente apostolo dei giovani,In lui esisteva una carica umana ed una generosa vitalita uniti ad una profonda cocretezza del senso della vita,che non vanno confinati nei limiti angusti di una personalita anche se eccezionale,il suo fascino era dovuto alla felice sintesi dei più alti valori umani e cristiani realizzata da un giovane decisamente moderno:Alberto è tuttora un esempio fulgido in un epoca confusa coe la nostra!
Egli faceva della sua vita un dono sincero,totale,come insegna la Sacra Scrittura :”Dio ama l’allegro donatore!”(2Cor.9,7) e nel suo cuore urgeva l’ansia apostolica della isericordia perché quei ragazzi diventassero il piccoo popolo di Dio . Scrive il suo amico conte Masetti Zannini:”Alberto non era mai distratto,la sua espressione era di quelle che non si dimenticano e così dovevano essere i primi cristiani sul cui volto,nei cui occhi,era stampata l’impronta viva del Redentore,con quel volto,con quegli occhi direttamente veduto”.
Appena si laurea in ingegneria arriva la chiamata alle armi con destinazione Trieste e frequenta il corso per allievi ufficiali avviando un intenso lavoro di apostolato anche tra i commilitoni militari:sono gli anni più ntensi del regime fascista,si sta facendo largo nel progetto educativo un idea pagana delle relazioni umane e Alberto è viceversa imbevuto,formato arricchito dalla formaziione salesiana e dallo zelo apostolico della Gioventu di Azione Cattolica.In quegli anni si stampa una rivista “Il Vittorioso”,rivista dstinata alla gioventù cattolica,affatto fascista e tantomeno pagana,la GIAC è riuscita a farla passare inosservata alle maglie della censura del regime che,dato il titolo della rivista che avra un eco formidabile in quegli anni,crede scioccamente che si tratti dell’elogio del “vittorioso”uomo nuovo mussoliniano!
Presto per Alberto arriva il congedo illimitato perché come da regola militare,gli altri due fratelli hanno gia fatto il militare e subito parte per Torino dove viene assunto come ingegnere alla FIAT. Non tralascia i suoi impegni nella GIAC che frequenta insieme all’amico Carlo Carretto,dedicandosi alla mensa dei poveri presso la Conferenza di S.Vincenzo de’ Paoli,ma egli è tormentato:nonostante un lavoro prestigioso in giovane eta e una buona remunerazione,Alberto presenta le dimissioni e torna a Rimini nel settembre 1942.
Apre uno studio tecnico con il fratello Carlo che è geometra ed ottiene perà la cattedra di tecnologia e disegno presso la Scuola Industriale “Leon Battista Alberti”,e comincia proprio nell’autunno di quell’anno a vivificare la spiritualita getsemanica della Societa Operaia che il prof.Gedda Presidente della GIAC ha fondato a Roma presso il convento dei Padri Passionisti a S.Giovanni e Paolo al Celio.
Tuttavia anche l’incarico presso l’istituto tecnico durera poco;;l’Italia ormai è in guerra da tre anni e anche se finora non ha dovuto affrontare il richiamo per il fronte,Alberto è costretto a ripartire come sergente della caserma Dosson di Treviso. In questo periodo il giovane Marvelli intensifica la corrispondenza con una ragazza di nome Marilena,abitante a Lecco;l’aveva conosciuta durante la permanenza al mare nell’estate del 1936 e subito era nata tra loro una confidenza spontanea che si era trasformata in una sincera amicizia.,che negli ultimi anni di vita di Alberto avrebbe assunto i contorni di un affetto spnsale,anche se non trovera poi il riscontro sperato.. Siamo nell’estate del 1943;il regime gia da tempo vacillante è sul punto di crollare,ma la Gioventu Cattolica è assai attiva,incontri,formazione e soprattutto tanta misericordia per quella Italia gettata inopinatamente in una guerra non sentita e mai vissuta!In quella estate il mondo cattolico è protagonista di nuovi orizzonti,di rinnovate prospettive. A Camaldoli dal 19 al 24 luglio si sono riunite le più illustri personalita dell’associazionismo e della cultura cattolica,giovanili e non, Si da vita al “Codice di Camaldoli”,un documento che riflettera le nuove esigenze di una societa,e forse di un Europa,sconvolte dalla guerra e che vogliono tornare a vivere e a partecipare ai destini delle societa.
Si capovolge il concetto stesso di Stato:l’eco del personalismo di Jacques Maritain e di Emmanuel Mounier ha fatto breccia nel cuore di quella generazione di giovani ferventi di fede e di passione,vra venire in politica e nella cultura,dal Sostituto alla Segteteria di Stato mons. Giovanni Battista Montini. L’uomo al centro della vita sociale;il mondo cattolico protagonista di una alingenesi che informera di rinnovata presenza una cultura che fino ad allora sembrava un corollario liturgico alla societa imperante. Si riscopre l’attualita di S. Tommaso d’Aquino,che gia nel medioevo aveva sostanziato di ontologia la dignita dell’uomo;torna al centro della storia l’uomo-persona. Si capovolge lo stesso rapporto tra stato e cittadino:non più l’uomo per lo stato ma lo stato per l’uomo,che si ferma di fronte alla irripetibile singolarita creaturale della “persona”. Saranno questi concetti il lievito che fara appassionare il giovane Marvelli anche di cultura civile e saranno questi principi scaturiti dal Codice di Camaldoli che informeranno la grande novita giuridica,politica,ma anche assiooogica di li a pochi anni con la reazione della Costituzione della Repubblica Italiana!
Alberto vive il travaglio dell’agonia del regime,il disastro della guerra,l’odio fratricida,ma anche le speranze del mondo nuovo che avanza cosi come nuova è la sua santita,non vissuta nell’ombra,nel distacco dalle passioni,nell’apatia dalle emozioni,ma pienamente insrrita nel mondo pur restanodo non prigioniero del mondo e delle sue fragili emotivita
Alberto rientra a Rimini nell’autunno ’43,quando la cittasolotanto dal 1 novembre 1943 al 21 settembre dell’anno successivo subisce ben 388 bombardamenti massicci con conseguente sfollamento di buona parte della popolazione. In virtu dellasua ottima conoscenza della lingua tedesca,lavora per una istituzione di tipo paramilitare,la TODT,che era stata incaricata dai tedeschi di costruire le fortificazioni della linea gotica che da La Spezia tagliava l’Italia in due fino a Pesaro;in questo modo riesce a muoversi abbastanza liberamente ed è in graso di raccogliere preziose informazioni,mettendo così in salvo dalla furia tedesca soprattutto dopo l’armistizio dell’8 settembre,un gran numero di partigiani ed a trovare generi di prima necessita per la popolazione inerme e affamata. Compie lunghi tragitti in bicicletta,la sua amata Bianchi,col pericolo di restare vittima anche di schegge delle bombe per centinaia a volte di chilometri portando sollievo e soccorso a tutti ed è in questa attivita misericordiosa che nasce intorno ad Alberto l’alone della santita,una vera leggenda di quelle terre martoriate dai bombardamenti e dalle stragi naziste. Egli diceva però di avere addosso la “camicia della Madonna” come la chiamava lui,in relazione alla sua grande e intemerata fede in Maria. La Madre Celeste infatti era il centro della devozione getsemanica della Societa Operaia. Era un vero servitore della parola di Dio ed era in grado di adattare il suo linguaggio sia a persone colte che umili,sia a bambini che adulti e chi conversava con lui sentiva di avere dinnanzi un cristiano convinto Possedeva il carisma di convincere con la semplicita del suo tatto e soprattutto con la chiarezza delle sue argomentazioni.. Durante il servizio militare aveva stabilito una buona amiciziz col caporal maggiore Carretta anche lui dell’Azione Cattolica e l’affinita di animo e di pensiero era potenziata dalle esigenze apostoliche,insieme preparavano i permessi ai soldati che per partecipare alla S. Messa dovevano essere liberi la domenica mattina. Dopo lo sfacelo dell’esercito italiano seguito all’aristizio ,Alberto per non essere catturato si era rifugiato provvisoriamente nella campagna tra Dosson di Casier e S. Antonino di Treviso;ricorda l’amico Silverio Colla:”Ricordo i giorni che seguirono l’8 settembre,Alberto fuggito dalla caserma era nascosto nei campi ed io con un mio amico,saputo dove si trovava,gli ho portato il suo vestito borghese,per cui gli è stato possibile vrnire in canonica a nascondersi. Non sapeva dove dimostrarmi la sua riconoscenza e mi regalà un bel libro del Babina “L’amore e il sesso” per aiutarmi a restare sempre puro come era lui!!.
Ritorno’ a Treviso nel dicembre 1943 io ero nascosto perché renitente alla leva fascista della Repubblica Sociale e volle vedermi e,per mezzo dei suoi amici fidati riuscì a scoprire il mio nascondiglio,che incontro paterno!”
Alberto aveva vivo nel suo animo l’ammonizione di don Bosco “Sii con Dio come l’uccello che sente tremare il ramo e continua a cantare sapendo di avere le ali!” e infatti per lui ogni sfollato era un fratello ; Durante uno dei bombsrdamenti a grappolo che investivano con furia malvagia la citta,venne colpita anche la casa dele Figlie di Maria Ausiliatrice ed Alberto corse da Vergiano e si prodigà fino all’inverosimile per mettere in salv le suore rimaste illese e per predisporre il trasporto delle masserizie ancora utilizzabili. Per provvedere alle vettovaglie si spostava ersno sotto le granate rischiando più volte la vita con estrema disinvolutra e più di una volta le schegge gli forarono il tascapane,ma il suo atteggiamento sereno infondeva coraggio e dava sicurezza perché era un vero cavaliere senza macchia e senza peccato,ma soprattutto intemerato senza paura! Collaborò con l’avvocato Lonfermini commissario per l’assistenza agli sfollati e si reca più volte a Forlì col camion per prelevare generi alimentari tanto necessari,affrontando i rischi dei continui bombardamenti e sul telaio della propria bicicletta trasportava viveri,indumenti e persino persone.;per tutto il periodo dello sfollamento restà disponibile per qualunque necessita,mantenendosi sempre sereno e fiducioso della Provvidenza Divina. Don Alfonso Rossi che fu Direttore dell’Oratorio Salesiano ricorda il seguente episodio che ci richiama il fervore dei primi cristiani:” Una volta durante un bombardamento,mentre con n grupo di persone ero ricoverato sotto il campanile,una bomba colpì la chiesa ed un’altra la casa delle suore…terminato il bombardamento apparve Alberto in bicicletta,visitammo l’edificio sinistrato ed egli appena vide per terra il tabernacolo che conteneva il Santissimo pensà a metterlo in salvo e strisciando bocconi sul pavimento inclinato e pericolante raggiunse il tabernacolo e lo trasportà in una stanza dell’istituto salesiano…il pericolo era evidente e gravissimo ma il suo amore all’Eucarestia non conosceva ostacoli!”
Nel verbale della seduta della presidenza diocesana GIAC di Rimini del 14 novenbre 1944 si legge:”Dopo la preghiera vengono rievocate le vittime,i dispersi dell’attuale guerra e viene messa in rilievo la situazione della famiglia giovanile dopo il trambusto lasciato dalle truppe nelle azioni belliche. Viene constatato il disagio orrbile,le difficolta che si incontrano e di comune accordo viene riconosciuta la necessita di affrettare la ripresa delle attivita!”.
In quella decisione il giovane ingegner Marvelli,vicepresidente,sentì l’ordine dall’alto e si consacrò totalmente ed incondizionatamente alla rinascita umana e cristiana della citta a trattare le cose temporali coordinandole secondo Dio. Perché la storia attraversava un pnto nodale tra un epoca in rovina ed il travaglio della nascita di un nuovo mondo piu giusto sereno e santo.
Con spirito kisercicordioso e missionario Alberto ebbe affidato il compito di praticare la respirazione artificiale della citta moribonda con il compito di essere il tramite di collegamento tra il comando alleato ed il comune di Rimini;lavoro di fine mediazione assai difficile e delicato che svolse con esemplare e sorprendente efficacia, grazie anche alla inesauribile carica umana non dosgiunta da un raro fascino spirituale che la sua personalita conquistatrice emanava.Il comitato di liberazione nazionale affida a Marvelli i settori più delicati e difficili:l’ufficio alloggi e ricostruzione,di cui è assessore comunale e la sezione locale del genio civile di cui è ingegnere responsabile e il prefetto di Forlì lo nomina commissario per la sistemazione del fiume Marecchia;la Montecatini lo elegge presidente della locale sezione della societa e come se non bastasse tanta mole di lavoro,egli stesso fonda la cooperativa edile riminese: Appena fu possibile Alberto riprese anche il suo posto all’Istituto Industriale. Perché tutto questo fervore,tutte queste attivita? Perche la gioia di appartenere a Dio per sempre è un incomparabile frutto dello Spirito Santo che egli assaporava e animato da tale gioia sapeva guardare fiducioso al futuro!
Quando si rifondò l’Associazione degli Esploratori Cattolici, Alberto fu di grande aiuto perché quale ingegnere del Genio civile aveva contratto rapporti di amicizia col comandante alleato della piazza ed ottenne per gli esploratori tende,medicinali e viveri e ne dopoguerra si presentava al cmando alleato e con fermezza sapeva ottenere quanto chiedeva.

Nella Settimana Santa del 1945 entrà nella casa degli Oblati a Rho per partecipare ad un corso di esercizi spirituali sapendo tuttavia che occorreva andare incontro a quel mondo nuovo che era nell’aria e che richiedeva generosita,donazione,sacrificio,rinunzia,ovvero una gara di virtù e i giovani che o seguivano erano entusiasti nel vedere come si potessero incarnare nelle loro vite le parile di Gesù,che animavano l’atto fondativo della Societa Operaia.
Cediamo la parola al fondatore di essa il prof. Luigi Gedda:” Questo sodalizio di laici consacrati,che non è un istituto secolare perché concede a tutti i membri i diritti della loro vita da laici,vissuti con spirito di consacrazione ebbe Alberto membro solerte e convinto gia dall’inizio. Conforme alla spiritualita di Societa Operaia egli praticava la meditazione del Getsemani con la quale il sodalizio cerca di realizzare interiormente la preghiera attraverso la parila di Cristo “Pregate per non entrare in tentazione”,l’azione attraverso la parola di Cristo “Vegliate” ed il sacrificio attraverso la parola di Cristo “Fiat”. Questo spirito condusse Alberto ad un impegno ricco di spiritualita durante la guerra e ad una circostanza tragica di “fiat getsemanico” in occasione della morte.
Alberto Marvelli rimane nella storia dell’apostolato dei laici come una figura di laico consacrato in Societa Operaia,al quale bene si addicono le speranze che il Concilio Vaticano II deporra negli anni successivi a favore delle responsabilita dei laici nella vita della Chiesa ed in questo senso egli può essere considerato un vero anticipatore del Concilio. Aveva conosciuto Societa Operaia a Subiaco durante un corso di esercizi spirituali promossi da Gedda per il neonato sodalizio e vi entrò dopo ben cinque anni di tirocinio,ricoprendo la carica di Capo Reparto Diocesano (R:O:D).
Ricorda Benigno Zaccagnini suo grande amico:” Nel dopoguerra mentre andavo cercando tra i vecchi amici dell’Azione Cattolica nelle varie citta persone oer costruire i primi nuclei della Democrazia Cristiana,chiesi anche ad Alberto Marvelli se intendeva impegnarsi su questo terreno. Rispose che non aveva obiezioni di principio e che ci avrebbe riflettuto,ma che si sentiva gia molto impegnato in una azione più concreta ed immediata sul piano della carita di fronte alle necessita dell’immediato dopoguerra in una citta come Rimini.. Ci ripensà,medità,studiò,pregò e si decise;nel campo politico entrò ed operò con lo stesso spirito con cui operava in Azione Cattolica. Evidentemente l’attivita politica lo costrinse a ridurre l’sapostolato parrocchiale e di questo molti giovani si lamentavano. Il presidente che lo aveva sostituito,Gino Massinelli,invità Alberto a dare spiegazioni ed egli disse “Sono tempi in vcui i cattolici devono impegnarsi uniti in tutti i campi,state certi perà che quando la mia azione politica non sara più necessaria,non tarderà un momento a lasciarla”. Ecco Alberto considerava l’attivita politica non un fine ma un mezzo per la difesa e l’attuazione dei principi cristiani e mantenne sempre un mirabile equilibrio tra fede eed impegno sociale. Considerava il partito come strumento di promozione sociale,per questo quando la Democrazia Cristiana,ancora clandestina,lo scelse come candidato,accettà l’incarico con senso di responsabilita e quando ebbe mansioni pubbliche era sempre e solo in vista del bene degli altri!
Sabato 5 ottobre 1946 vigilia delle elezioni aministrative,sono le 20.30. Alberto Marvelli in bicicletta si reca ad un comizio elettorale,ne ha tenuto gia uno prima ed è andato ad adora Gesù in Santa Croce ed ora sereno come sempre si reca a s. Giuliano a mare,zona tradizionalmente rossa. E’ partito con un pà di anticipo perché deve fermarsi a casa di un amico per impartire istruzioni per il seggio,percorre Viale Regina Elena ed ha appena sorpassato l’albertgo “Stella Polare” che sorge a 200 metri dalla sua villa. Un autocarro alleato,lanciato a corsa pazza ritorna sulla destra dopo aver sorpassato un filobus in sosta temporanea,urta violentemente la ruota posteriore della bicicletta di Alberto e scomparendo nella notte lo scaraventa contro un muro nel giardino di una villa. Il medico Gaddi fa caricare il ferito su un filobus e lo fa trasportare fino alla fermata di via Pascoli. Alberto è moribondo e viene condotto alla clinica Contarini.Aveva pedalato così in fretta perché lo attendeva il Risorto per introdurlo alla Casa del Padre e lasua vita non fu che una corsa velocissima verso il taguardo supremo:la santita,le sue ultime parole furono:”Il bene avra sempre il sopravvento sul male” e spirò. Giorgio La Pira scrisse:”Mi pare che mettere sul candelabro della santita questa lampada che fu Alberto risponda alle sigenze pià profonde della Chiesa.potremmo dire alle nuove generazioni:ecco io vi mostro cosa è l’autentica santita dio vita cristiana nel mondo,voglia la Madonna completare le nostre speranze!”
In conclusione la breve,intemsa,veloce,bellissima vita di Alberto Marvelli così ben soesa vivifica le parole di Gesù:”Se il seme di frumento non finisce sottoterra e non muore,non porta frutto,se muore invece,porta molto frutto,ve lo assicuro”(Gv.12,24) e la vita di Alberto è così piena di frutti da essere ancora oggi per noi esempio,stimolo e gioia,perché la politica per un cristiano è passione,gioia e dono per una società inclusiva,accogliente e misericordiosa

Prof. Giulio ALFANO( Cattedra Istituzioni di Filosofia Politica – Pontificia Universita Lateranense)

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    About Giulio Alfano

    Professore di Istituzioni di Filosofia Politica Storia delle dottrine politiche Etica Politica presso la Pontificia Università Lateranense, Giulio Alfano e' Presidente e fondatore dell' Istituto " Emmanuel Mounier- Italia". Commendatore dell' Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme. Fondatore e Presidente Onorario dell'Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani,collabora con la Bowling Green University (Ohio - USA)

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