I ricercatori vi davano la caccia da anni e finalmente è spuntato. Si tratta di un prezioso documento fotografico, rivenuto dall’architetto Carlo Galeazzi, raffigurante Pio XII nel giorno del bombardamento di Roma del 19 luglio 1943. Ma procediamo con ordine.
Per molto tempo si è creduto che le famose immagini riprese dalle telecamere dell’Istituto Luce, ritraenti il Papa con le braccia allargate nell’atto di benedire e confortare il suo popolo flagellato dagli orrori della guerra, fossero riconducibili proprio al bombardamento del 19 luglio, il primo dei quasi sessanta che colpirono la capitale, quello che coinvolse tragicamente il quartiere di San Lorenzo con un bilancio di quasi 1500 morti. Ma adesso sappiamo che non è così. D’altronde era sensato chiedersi quale fosse la ragione della presenza dei cineoperatori, se è vero quanto Madre Pascalina Lehnert riferisce nella sua cronaca di quella calda giornata romana, cioè che Pio XII decise coraggiosamente di uscire all’insaputa di tutti, perfino del cardinal Maglione, suo segretario di Stato, accompagnato solo da monsignor Montini e dall’autista. In realtà le immagini più celebri, che sono rimaste impresse nella memoria comune, risalgono al secondo bombardamento, avvenuto il 13 agosto. Il 25 luglio precedente Mussolini era stato sfiduciato dal Gran Consiglio: forse la pressione militare americana, se il 19 luglio aveva avuto come obiettivo quello di sollecitare la caduta del fascismo, stavolta premeva per il raggiungimento di un armistizio, cosa che effettivamente avverrà il successivo 8 settembre. Ad ogni modo, la mattina del 13 agosto una pioggia di bombe cadde su una Roma già ampiamente provata. L’obiettivo dell’operazione erano i nodi ferroviari, ma la distruzione interessò ad ampio raggio la popolazione civile dei quartieri Prenestino, Casilino, Appio Latino, San Lorenzo, Porta Maggiore e San Giovanni. Presumibilmente, memori dell’uscita papale di qualche settimana prima, le telecamere erano già piazzate nei luoghi martoriati per documentare la visita del Papa. Ed egli non si fece aspettare, tanto più che quella stessa mattina era eroicamente morto padre Raffaele Melis, oblato di Maria Vergine e parroco di sant’Elena sulla via Casilina, figura di alto spessore umano e spirituale: amministrando gli ultimi sacramenti ai morti ed ai feriti che tappezzavano le strade, cadde anche lui vittima del bombardamento anglo-americano. A bordo di una vecchia Mercedes, alle 12.30, prima del cessato allarme, Pio XII uscì dal Vaticano su Via Angelica diretto verso le zone colpite. Abbiamo la testimonianza diretta del cardinal Fiorenzo Angelini, allora viceparroco presso la parrocchia della Natività in Via Gallia, nei pressi di Piazza Tuscolo. Nella sua interessante autobiografia, intitolata «La mia strada» (Rizzoli, Milano 2004, pp.62- 67), racconta che il bombardamento cominciò mentre stava celebrando il matrimonio di due profughi. Immediatamente un fiume di gente si riversò in chiesa mentre lui, armato di olio santo e particole consacrate, sfidò il grandinare delle bombe ed uscì. Lo spettacolo era desolante: morti e feriti ovunque. Ad un tratto, nei pressi di Villa Fiorelli, don Angelini si vide venire incontrò l’automobile del Papa, con a bordo Montini e alla guida il conte Enrico Galeazzi. Con le braccia spalancate fermò la vettura ed informò l’autista che poco lontano si era aperta un’ampia voragine nella quale era ben visibile una bomba rimasta inesplosa. Ma appena la gente si accorse che a bordo c’era Pio XII, si precipitarono tutti: ognuno aveva la chiara percezione che il Pontefice era rimasto l’unico riferimento nello sfascio istituzionale più completo. Egli pregò per la sua Roma, consolò la sua gente ed accolse le lamentele per una guerra che ormai da troppo tempo si protraeva. Poi distribuì personalmente banconote ai presenti e, su consiglio di don Fiorenzo, consegnò una forte somma di denaro al parroco dell’antistante Chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio, in modo che potesse dirottarla verso chi sapeva ne avesse più bisogno degli altri. In seguito proseguì il suo pellegrinaggio in quei luoghi di sangue e si diresse verso San Giovanni in Laterano. Qui il copione si ripetè uguale: la folla si raccolse attorno al pastore, che con cuore di padre ascoltò e consolò, benedisse ed invitò alla preghiera. Ed è proprio qui che le famose scene dell’istituto Luce sono state girate: chi ne volesse conferma, potrebbe notare i finestroni di San Giovanni ingrandendo sui singoli fotogrammi. Alla sera, il Papa fece ritorno nel suo appartamento: la talare bianca portava i segni del sangue.In quello stesso pomeriggio, la principessa di Piemonte Maria Josè, con un sottile vestito di seta a fiori ed un cappellino a tesa larga, aveva sfidato il caldo rovente e aveva portato la sua vicinanza ai romani; ma nessun altro si mosse, né dal governo né da Casa Reale.
Ebbene, sui libri di storia sono finite principalmente le immagini che hanno immortalato queste tristi ore e che alcuni hanno erroneamente attribuite al bombardamento del 19 luglio. Ma ora siamo certi che non è così: l’architetto Galeazzi ha rinvenuto non solo una sfuocata foto di Pio XII a San Lorenzo, pubblicata il giorno dopo dal quotidiano Il Messaggero, ma anche una copia della rivista francese Semaine Hebdomadaire lllustrè del 29 luglio 1943: sulla copertina c’è l’immagine del Papa tra la folla, ed all’interno numerosi scatti riproducono vari momenti della visita. Sullo sfondo sono ben visibili le cancellate della chiesa di San Lorenzo fuori le mura. Per ricostruire lo svolgimento di quella lunga giornata, è possibile riferirsi al libro della già citata madre Pascalina, la suora tedesca stretta collaboratrice del Pontefice, che ne tratteggiò la biografia in un volume intitolato «Pio XII. Il privilegio di servirlo» (Rusconi, Milano 1984). Nella parte dedicata alle ore di cui ci stiamo interessando (pp. 146-147), ella racconta che, appena udito il rombo dei bombardieri americani, Pio XII si portò alla finestra del suo studio. Inizialmente credette che il quartiere bersagliato fosse quello di Santa Maria Maggiore, ma poi comprese che l’obiettivo era invece San Lorenzo. Raccolto tutto il denaro che era in casa, si precipitò nel cortile di San Damaso e da lì, con una vettura di fortuna, accompagnato da monsignor Montini, raggiunse la sua gente, tra le rovine ancora fumanti dei palazzi distrutti. Quando, rientrato in Vaticano, qualcuno lo riproverò per la sua imprudenza, il Papa rispose: «Lo rifarei immediatamente se – Dio non voglia! – la città dovesse essere bombardata di nuovo». E così, infatti, capitò purtroppo il successivo 13 agosto.
I fatti che abbiamo rievocato costituiscono una conferma del fatto che Pio XII fu davvero l’unico riferimento istituzionale di Roma durante gli anni del conflitto. Da quando, poi, si rese ancor più vicino alla gente con queste due visite che abbiamo rievocato, il colonnato di San Pietro cominciò a riempirsi delle popolazioni delle periferie che, notte e giorno, nel timore di possibili attacchi, accorrevano in Vaticano. Di certo l’opera diplomatica della Santa Sede fu determinante per dichiarare Roma «città aperta» e la gente lo comprese, tanto che all’indomani della liberazione della Capitale del 4 giugno 1944 una fiumana di persone si riversò spontaneamente in piazza San Pietro. Pio XII, affacciatosi dalla loggia centrale, esclamò: «Roma guarda oggi con nuova speranza e con rafforzata fiducia alla sua salvezza».
Quest’anno ricorre il 60° anniversario dalla morte di colui che a pieno titolo è stato detto il Defensor Civitatis: l’augurio è che una storiografia rispettosa della verità dei fatti possa riabilitare pienamente la memoria, spesso infangata, di uno dei più grandi pontefici della storia della Chiesa. Il ritrovamento della vera foto del bombardamento del 19 luglio ci ha dato l’occasione di parlarne per dissipare un equivoco documentaristico. L’auspicio è che presto altri e ben più gravi fraintendimenti possano essere superati.

Luciano Cardinali

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About Giulio Alfano

Professore di Istituzioni di Filosofia Politica Storia delle dottrine politiche Etica Politica presso la Pontificia Università Lateranense, Giulio Alfano e' Presidente e fondatore dell' Istituto " Emmanuel Mounier- Italia". Commendatore dell' Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme. Fondatore e Presidente Onorario dell'Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani,collabora con la Bowling Green University (Ohio - USA)

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