IL Valore etico della democrazia e l’idea dell’Europa “partecipativa”

Prof. Giulio ALFANO (P.U.L)

L’idea dell’unificazione europea è nata in antitesi al nazionalismo;l’era iniziata nel XVII secolo con la rivoluzione inglese e con quella francese,che avevano aperto la strada all’affermazione dello stato moderno,veniva cosi a concludersi con la fine della seconda guerra mondiale. Le vicende storiche culminate con il conflitto mondiale facevano constatare che lo stato azionale,sorto come istituzione liberatrice,nel corso di un processo evolutivo era divenuto,nell’affermazione degli interessi nazionali,addirittura la negazione della liberta e dell’uguaglianza tra i diversi popoli.
In base a questa situazione Giorgio La Pira disse a conclusione dei lavori dell’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana,che occorreva realizzare una “architettura dello stato democratico”,espressione che avrebbe dato anche in seguito ad un suo ancora attuale libro,per indicare che quegli stati usciti a pezzi anche quelli vincitori dalla guerra,necessitavano di un nuovo progetto e questo progetto si chiamava Europa,allargare e unire nel contempo le vicende della politica nazionale a quelle interazionali nel vecchio continente. Nel corso del dopoguerra si affermava cosi l’idea di dare all’Europa una nuova struttura che avrebbe dovuto organizzare la vita politica,ma anche economica dei poooli del continente in modo assolutamente nuovo. Questa nuova Europa avrebbe dovuto altresi dotarsi di strutture non solo politiche ma economiche comuni,tali da rispondere in modo nuovo adeguato e attrezzato alla situazione che si era venuta a creare nel dopoguerra sulla scena mondiale e nel contempo costituire una garanzia contro i pericoli allora incombenti del nazionalismo.. Cominciava cosi a prendere forma e delinearsi quell’idea politica ma anche esoprattutto etica che avrebbe portato negli anni seguenti alla costituzione delle Comunita Europee,iniziando a porre al centro della politica l’uomo come base del rinnovamento della politica,l’uomo nella sua emergenza come persona attraverso una progettualita che tenesse conto del suo spessore ontologico e raccordasse le diverse esigenze politiche con il diritto e il valore della irripetibile individualita personale dell’uomo:uno stato per ‘uomo e non viceversa come era accaduto in quasi tutti gli stati europei fino al secondo conflitto mondiale,figlio e prodotto di una visione individualistica delle relazioni fra i popoli.
I problemi politici ed economici che lentamente emergevano venivano cosi affrontati sulla base di una concezione nuova non piu ristretta alla visione diplomatica ma all’incontro tra culture ed in piu tra diverse tradizioni politiche. I nuovi rapporti scaturiti nel periodo postbellico ponevano le premesse per un superamento delle sovranita nazionali;si creavano le basi di un nuovo periodo destinato ad evitare i pericoli del passato e si volevano così salvaguardare nel contempo la liberta e la democrazia dai nazionalismi che cercavano la propria affermazione mediante la forza.
In quesyo contesto la lunga tradizione storica nella quale il cristianesimo ha avuto una non piccola parte,ha contribuito a fare maturare nella coscienza dei popoli europei alcuni valori perenni come la dignita,la liberta,la responsabilita della persona umana,la solidarieta e l’aiuto vicendevole:valori autentici che hanno contribuito nei secoli a dare vita ad una comune “cultura europea”,presupposto
Indispensabile della progettata unificazione politica del continente. A tale tradizione cosi fortemente impregnata di cristianesimo,come a nucleo vitale della cultura europea si ispirarono i pionieri dell’Europa unita quando si accinsero a gettare le basi dell’odierna Comunita e di cio che poi è emerso come parlamento europeo.
Del resto la scena politica mondiale era prondamente mutata rispetto alla situazione anteguerra e i paesi europei duramente colpiti dal conflitto mondiale non erano più in grado di svolgere la funzione che era stata loro sino alla vigilia del conflitto. Nuove potenze si affacciavano sulla scena mondiale e condizionavano politicamente ma anche economicamente lo sviluppo dei popoli del vecchio continente.
Problemi di difesa ma anche economici,sociali e politici imponevano il superamento degli antichi limiti nazionali orientando la ricerca delle soluzioni piu idonee anche su un versante etico della politica verso un etica degli stati e non gia stati di natura etica,nel quadro di intese internazionali che rappresentavano il sistema migliore per una piu rapida ripresa comune.
Va ricordato che proprio in relazione all’emergenza delle nuove esigenze che la politica offriva,gli stati possono ancor oggi formarsi,in virtu di una analisi politica,sia su basi societarie che comunitarie e proprio il concetto di “comunita”fu in quel periodo del dopoguerra la novita che la politica stessa offriva alle nuove sfide . Le comunita infatti si dividono per:
1)numero di individui2)per il rapporto nel quale si troano nelle altre comunita adesse coordinate
Gli europei alla fine del secondo conflitto mondiale si ritrovavano in una situaazione in cui non si riscontravano ne vinti ne vincitori:era stata sconfitta l’Europa nel suo insieme,tanto è vero che mentre l’Europa prima,attraverso presenze individuali di singoli stati aveva ruoli egemonici di vario genere nel mondo,alla fine della guerra li aveva perduti ed erano cresciute altre potenze. L’Europa si era accorta di questo e la delusione avuta dagli europei determino una reazione responsabile,tendente a fare in modo che si superassero tra i vari paesi europei quelle divergenze quelle divaricazioni che erano state tante volte motivo di conflitto che avevano condotto a guerre internazionali scaturite sempre dal contesto europeo.
Tra i primi Winston Churchill,il grande deluso di una Europa che aveva con la guerra perduto il suo ruolo internazionale,si rese interprete dello stato d’animo degli europei, Con il discorso pronunciato a Zurigo il 19 settembre 1946,lancià un appello per gli stati uniti d’Europa. Tale messaggio fu ascoltato da buona parte degli europei e in particolare dal nostro paese,che fu tra i piu convinti di questa idea dell’unificazione,che avrebbe risolto molti dei fondamentali problemi europei ed evitato molti dei guai che in passato l’Europa aveva procuprato a se e,sovente,anche al reso del mondo.
Tuttavia non va ignorato che proprio tra gli italiani piu sensibili all’idea del superamento degli stati nazionali questa idea in un certo senso gia era presente;voglio ricordare che questa presa di coscienza fu particolarmente precoce in alcuni uomini quali Eugenio Colorni,Ernesto
Rossi ed Altiero Spinelli,che gia relegati nel confino fascista dell’isola di Ventotene nel 1941,in piena guerra mondiale,redassero e diffusero clandestinamente il “Manifesto dei Federalisti Europei”;esso conteneva l’idea fondamentale che nel dopoguerra avrebbe costituito la base di tutte le iniziative unitarie,ovvero l’insufficienza dello stato nazionale e la necessita di un organizzazione unitaria dell’Europa quale unca prospettiva di sviluppo,nel rispetto della democrazia e della liberta dei popoli del continente europeo. L’impegno dell’Italia per l’Europa è confermato successivamente quando,dopo il fallimento del trattato per la Comunita Europea di Difesa (CED),la ripresa di una iniziativa politica parti,anche come luogo di incontro,proprio dall’Italia. La conferenza di Messina del 1955 fu infatti il primo momento di un bilancio in termini concreti di questa idea europea e fu Gaetano Martino,ministro degli esteri del governo italiano,che riusci a riunire a Messina gli esponenti di quei paesi europei che avevano sottoscritto le iniziative comuni perché si avviasse un discorso operativamente piu valido. La conferenza termino con l’impegno di rivedersi in altra data ed il successivo incontro avvenne l’anno dopo di nuovo in Italia precisamente a Venezia quando si definirono le linee di quello che poi sarebbe diventato l’atto iniziale e fondamentale della prospettiva europea:il trattato di Roma del 25 marzo 1957! Piu tardi fu costituita l’Assemblea dell’Unione dell’Europa occidentale (UEO) che in un certo senso fu concepita come organo complementare dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa e che si riuni per la prima volta il 5 luglio 1955,istituita per ovviare alle incompetenze dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa in materia di politica militare:essa infatti era allora l’unica organizzazione di cooperazione europea competente per le questioni militari. Nacque cosi l’UEO che doveva rendere possibile il riarmo della Germania e a tale istituzione partecipavano Gran Bretagna,Francia,Italia,Germania e Benelux.,dotata di un consiglio dei ministri e di un Assemblea Parlamentare tuttavia priva di reali poteri. Fino al momento della creazione dell’UEO tutte le iniziative relative all’unione europea erano state prese sulla base del principio che potremmo definire della “collaborazione tra stati”. Piu precisamente occorre ricordare che il ovimento verso ‘unita del continente si realizzo in questo periodo attraverso la conclusione di accordi specifici tra governi. Tali accordi internazionali si differenziavano in arte da quelli di tipo tradizionale,perché in essi era prevista la creazione di organi permanenti di cui facevano parte i rappresentanti dei paesi partecipanti,che tuttavia conservavano la loro piena e completa sovranita. Occorreva percio un altro tipo e ben diversa filosofia politica per costruire l’Europa unita;infatti il periodo seguente fu basato non più sulla collaborazione ma sul principio politico della integrazione di carattere abche economico,che comportava la rinuncia ad alcune prerogative connesse con la sovranita nazionale da parte dei singoli paesi partecipanti e la creazione in parallelo di organi comunitari,dotati di poteri limitati ma reali.
Ci si potrebbe porre a questo punto una domanda perfettamente politica se è lecito e possibile stabilire un paragone tra la costituzione parlamentare nata in Francia dopo il 1789,esistendo ancora la monarchia,e la costituzione trasformata negli anni successivi al 1791 nei quali prevalse una visione giacobina della politica attraverso l’ealtazione individualistica della proprieta ed una contrattualistica ispirata dall’illuminismo piu radicale del “contratto sociale” di Rousseau e come questo problema abbia vuto risoluzione sessant’anni fa nella definizione dei Trattati di Roma forieri di una visione fondata sulla “comunita”politica piu che sulla societa borghese di stampo individualistico. Una risposta potrebbe offrircela Alexis de Tocqueville,il quale gia nei primi decenni del XIX secolo da grande scrittore divenuto anche filosofo politico democatico a seguito dei suoi viaggi negli USA, nel 1848 in un suo intervento all’assemblea costituente francese si chiese dove si dovesse andare per proseguire sulla via del diritto dopo tanti anni dalla Rivoluzione.Egli concluse dicendo che la rivoluzione doveva essere “cristiana e democratica e non socialista!”,perché bene andava il superamento dell’anciene regime con l’autonomia dei tre poteri dello stato,ma era altesi necessario riconoscere il fondamento dell’autonomia sociale delle famiglie,delle scuole delle religioni. Ecco la strada che poi sarebbe stata percorsa dal cattolicesimo democratico attraverso le esperienze di Rosmini e di Sturzo verso un comune sentire l’esigenza del superamento dello stato-nazione-
In tal senso il passaggio dal metodo della collaborazione tra stati sovrani a quello dell’integrazione segna un momento importante nella storia dell’unificazione del nostro continente. Nel corso degli anni in cui era stato applicato il metodo della collaborazione tra stati era merso che per progredire realmente sulla strada dell’unione era necessario garantire una volonta politica continua e solida.,che seppure proclamata,non sempre si realizzava in misura tale da creare il supporto di una intesa politica,necessario alla realizzazione di obiettivi tanto ambiziosi quanto necessari.. Il metodo della collaborazione tra stati,che peraltro era stato sperimentato gia nelle conferenze successive alla fine delle guerre mondiali,si era sperimentata una grave lacuna che consisteva nel fatto che gli stati avevano un potere sovrano nell’ambito dell’istituzione e potevano di conseguenza cambiare il proprio atteggiamento a seconda della convenienza politica che di momento in momento si poteva presentare per ciascuno di essi,emblematico è a riguardo quanto molti anni prima era successo alla conferenza di pace di Parigi successiva alla conclusione della prima guerra mondiale.
Non vi era la garanzia di una volonta politica continuativa e si prese cosi coscienza della necessita inderogabile di creare organi basati sul principio della “sovrannazionalita”,che una volta ottenuto un mandato politico,proprio in virtu della loro sovrannazionalita,gaantissero quella continuita nella volonta e nell’azione politica in modo autonomo,quale premessa indispensabile per ottenere progressi sul cammino dell’unione. Per questo kotivo si fecero in quegli anni passi in avanti nella disciplina delle istituzioni sovrannazionali,che comunque “in fieri” erano gia fresenti nelle costituzioni dei diversi stati europei emanate dopo la fine della seconda guerra mondiale. Da un lato una specifica attenzione veniva offerta dalle singole costituzioni alle cosiddette “autonomie locali”,indipendentemente che lo stato fosse a ordinamento federale o unitario,,stato che cominciava a cedere porzioni della propria sovtanita ad enti cui quella stessa sovranita era stata nel tempo sottratta nel processo di formazione degli stati nazionali nel corso degli ultimi due secoli. Dall’altro le costituzioni uscite nel secondo dopoguerra,in modo particolare quella della Repubblica
Italiana,all’articolo 11,incominciavano ad ipotizzare limitazioni alla sovranita nazionale dello Stato per consentire ordinamenti sovrannazionali cui attribuire una sovranita internazionale.Alla fine dell’eta moderna,che segnà la nasxita della sovranita dello stato nazionale,assistiamo ad una progressiva messa in crisi del mito storico della sovranita nazionale ,sotto la spinta di un processo gia allora irreversibile di autonomia di ogni realta etnica,religiosa,storica e di uno sviluppo economico non piu contenibile entro i limiti di uno stato nazionale.
Tuttavia l’affermazione dell’unita europea incontro subito notevoli difficolta negli anni 1954/55 nel corso dei quali falli ì per l’atteggiamento contrario della Francia,l’iniziativa che avrebbe dovuto portare alla frma del trattato per la comunita europea di difesa,il fallimento della quale aveva reso chiaro che l’obiettivo di unire economicamente e politicamente l’Europa doveva riguardare,almeno in un primo tempo un numero ben definito di paesi: Essi oltre alla loro vicinanza geografica ed una struttira economica similare dovevano diostrare di avere anche una volonta politica e la possibilita economica di procedere in comune accordo verso una fattiva unificazione piu stretta.
I trattati di Roma,pur avendo l’obiettivo immediato dello sviluppo economico e sociale dei singoli paesi membri,avevano tuttavia sempe l’obiettivo dell’unione politica e in questo senso il trattato che istituiva la CEE non si poneva solo obiettivi meramente economici,ma il perseguimento del miglioramento delle condizioni di vita dei singoli popoli nelle loro differenze di partenza per raggiungere soprattutto una Europa unita. Si considerava allora ce il vecchio continente,dopo una unione economica da realizzarsi per tappe mediante strumenti comunitari adeguati,avrebbe facilmente trovato la strada che l’avrebbe presto condotta alla realizzazione dell’unione comunitaria politica. Si pensava cioè che,dopo avere realizzato un mercato comune ed una unione economica tra i paesi membri,la necessita di passare all’unione politica sarebbe sorta come conseguenza naturale e spontanea,in quanto il tessuto economico creatosi tra gli stati membri avrebbe favorito l’intesa politica. In questa prospettiva i firmatari dei trattati avevano inserito nei testi degli articoli che,nei singoli trattati prevedevano l’elezione a suffragio diretto di una Assemblea Comune.
Si giunse così ad un momento risolutivo della storia dell’unione e nel 1950 Robert Schumann in una dichiarazione auspicava il trasferimento di poteri reali ad un organizzazione comune nel campo del carbone e dell’acciaio;successivamente su iniziativa di Jean Monnet,dopo approfondita preparazione politica e doplomatica,veniva firmato a Parigi il 18 arile 1951 il trattato che istituiva la CECA (Comunità Europea Carbone Acciaio),che era rivoluzionario perche per la prima volta gli stati nazionali rinunciavano all’esercizio di una parte di sovranita in favore di una autorita sovrannazionale che l’avrebbe esercitata collettivamente Dopo la conferenza di Messina e quella di Venezia si creo un secondo comitato internazionale sempre con sede a Bruxelles che ebbe compito di stendere i trattati basandosi su concetti che avessero come fondamento:
1)istituzione di un mercato comune europeo
2)creazione di una comune istituzione con poteri per l’impego pacifico dell’energia nucleare
3)adozione di misure urgenti nel campo dell’energia,dei trasporti e delle comunicazioni,superando di fatto lo spirito accentratore degli stati che risentivano ancora dello spirito napoleonico e della rivoluzione francese che oure aveva superato il dispotismo delle monarchie dell’anciene regime. Va ricordato per onesta storica che un tentativo in tal senso era stato compiuto sinceramente dalla Germania dopo la sua sconfitta nel primo conflitto mondiale,attraverso la Costituzione di Weimar,modello tenuto presente dai costituenti europei,ma con la consapevolezza che neanche questo modello aveva impedito in pochi anni l’ascesa al potere di Adolf Hitler. In questo senso va ricordato che lo stato democratico moderno non crea i diritti inviolabili dell’uomo,ma li riconosce e li garantisce,non crea la famiglia,ma la riconosce come societa naturale,non ha alcuna ideologia da insegnare nella scuola ma assicura con le sue strutture scolastiche il diritto allo studio ;non protegge alcuna religione di stato,ma riconosce liberta religiosa a tutti i culti;riconosce infine liberta economica senza però che né il proprietario né l’imprenditore siano sottratti all’inderogabile adempimento dei doveri di solidarieta politica ed economica ed è questo che ancora non si è completamente realizzato in Europa. ‘uomo non deve essere considerato come individuo che per uscire dall’anarchia conferisce tutti i poteri allo stato,salvo un generale controllo parlamentare democratico. Va ricordato ancora oggi alle istituzioni europee sempre piu avvinte da meccanismi finanziari e tributari, che l’uomo è “persona” ed è questo il concetto che ha animato i padri costituenti dell’unita europea,certamente anche individuo ma che costruisce la sua personalita in un rapporto di solidarieta nella societa in cui vive (la famiglia,la comunita di lavoro,la comunita scolastica,la comunita religiosa),societa tutte che preesistono allo stato e rispetto alle quali lo stato è solo uno strumento di servizio. I trattati di Roma entrati in vigore il 1 gennaio 1958 avevano questo fine ,la centralita dell’uomo persona ed essi hanno una struttura e degli obiettivi specifici ed originali:l’unione doganale attraverso l’eliminazione progressiva tra gli stati dei dazi;l’unione economica attraverso il libero movimento degli uomini proprio perche considerati nella loro inviolabile essenza ontologica di “persona”;la creazione di risorse nuove attraverso la valorizzazione delle regioni meno sviluppate e delle forze lavoro inutilizzate,lezione ancora oggi da prendere di fronte all’esuberanza forza lavoro dell’immigrazione.
Nella meccanica della costruzione europea nel corso degli anni trascorsi dalla firma del Trattato di Roma si è assistito ad una profonda evoluzione. I firmatari del trattato avevano pensato che l’unione economica avrebbe condotto in un secondo momento,come conseguenza naturale,all’unione politica. Quale è allora,in conclusione,l’eredita di quel documento,di quel progetto?
La risposta sta nelle dimensioni che vogliamo dare al passaggio epocale in corso,il quale non segna solo la fine delle ideologie ottocentesche,ma anche la conclusione stessa dell’era moderna iniziata convenzionalmente con la data della scoperta dell’America,ma sostanzialmente con una triplice frattura:politica,culturale e reigiosa. Frattura politica manifestatasi con l’affermarsi delle monarchie assolute che infransero l’unit europea fondata sulla dialettica tta Chiesa e Impero;frattura culturale espressa dal superamento dell’unita del pensiero dominante nelle universita eeuropee sotto l’influsso della Scolastica e del nuovo metodo scientifico autonomo dalla morale ed infine una frattura religiosa che divise i cristiani d’occidente,i cattolici dai protestanti. E quindi ci dobbiamo chiedere se ai nostri tempi l’”architettura dello stato democratico”come diceva La pira esportata come fondamento dell’unione europea sia ancora valida sul crinae di questi quasi 20 anni del nuovo millennio.E la risposta credo sia assolutamente positiva perché soprattutto di fronte al pericolo di nuove svolte autoritarie che aleggiano in taluni contesti europei,”in primis” proprio in quei paesi usciti da poco meno di due decenni dal totalitarismo comunista e di fronte a nuovi e piu insidiosi populismi,l’idea di “comunita” estesa al continente è oggi piu che mai necessaria. Quelle matrici dell’Europa unita che tanti anni fa si nutrirono non soltanto ma soprattutto del sogno di una Rivoluzione Personalista e Comunitaria di Emmanuel Mounier(1905/1950) perché, se non si puo mettere in democrazia in discussione il primato del potere legislativo rispetto agli altri poteri,deve sicuramente essere messa in dubbio l’onnipotenza del legislatore,alla cui volonta politica si intende ricondurre ogni disciplina riguardante la persona,la famiglia,la scuola e anche perché come ricordava Tocqueville,”se la democazia ha radici così forti e motivatamente radicate da rispettare l’autonomia della
sfera morale e religiosa,essa stessa è in grado di attenuare l’onnipotenza legislativa che con la giustificazione di una maggioranza parlamentare,o di una dittatura della maggioranza,finisce per mettere in primo piano i fini di una politica di parte ,mentre occorre un contributo concreto di tutti per la realizzazione di un processo di redistribuzione della ricchezza dei popoli che portera altresì al rafforzamento della pace,della democrazia e a una autentica promozione dell’uomo , affinche come esorta papa Francesco:”.. tutti gli uomini di buona volonta,uscendo dalle
“bolle”dell’indifferenza,s’interessino alla vita della loro comunita ed abbiano il coraggio di chiedere a chi li governa,un impegno autentico e solidale e progetti di ampio respiro,per costruire per chi vive oggi e per le generazioni future una societa piu giusta e inclusiva!”

Prof. Giulio ALFANO
( Cattedra di Istituzioni di Filosofia Politica- Pontificia Universita
Lateranense – Città del Vaticano)

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    About Giulio Alfano

    Professore di Istituzioni di Filosofia Politica Storia delle dottrine politiche Etica Politica presso la Pontificia Università Lateranense, Giulio Alfano e' Presidente e fondatore dell' Istituto " Emmanuel Mounier- Italia". Commendatore dell' Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme. Fondatore e Presidente Onorario dell'Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani,collabora con la Bowling Green University (Ohio - USA)

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