A 60 anni dalla morte di don Luigi Sturzo avvenuta a Roma l’8 agosto 1959,e’ doveroso ricordarne la figura e la sua attivita’ politica soprattutto nel dopoguerra quando rientro’ dall’ esilio dovuto all’ opposizione al Fascismo per riprendere il suo posto che non poteva essere che marginale nella nuova Italia democratica ed anche nel rinato partito di riferimento dei cattolici, la Democrazia Cristiana. Il “secondo Sturzo” ebbe certamente il merito di aver previsto la crisi del sistema che già negli anni del dopoguerra stava per delinearsi. Sturzo non fu assertore dell’ unita politica dei cattolici perché la sua fu,con la fondazione del partito popolare,una corrente di cattolici attraverso lo strumento partitico nel quale potevano militare anche non cattolici dal momento che anche tra socialisti o.liberali vi erano cattolici e il sacerdote siciliano non si pose mai il problema del raggiungimento dell ‘ unita politica dei cattolici che invece fu un punto fermo della presenza della Democrazia Cristiana. Recepi’ viceversa le istanze del solidarismo non assistenzialista con una forte motivazione ontologica che aveva al centro la “persona” come fondamento dell’essere stesso della Democrazia. Certamente gli anni successivi al rientro in patria furono non facili perché non si identifico mai pienamente con la DC e anche la vicenda della cosiddetta “Operazione Sturzo” del 1952 lo dimostro ‘ ampliamente. In un articolo sul “Il giornale d’Italia” del 1959 infatti affermo’ “….Ho tollerato in silenzio per anni l’ insinuazione circa la cosiddetta Operazione Sturzo perche abituato ad assumermi le mie responsabilita’ per parlare ho atteso l’occasione dell’intesa leale di Segni con le destre,a 7 anni di distanza, proprio per far capire a coloro che non vogliono capire la necessita’ che la DC riprenda il suo posto di centro senza alcun complesso di inferiorita’ lo stesso che indusse Zoli a rifiutare i voti missini per poi riprenderli:sfido io erano voti dati da eletti del popolo e non dagli scugnizzi di Napoli o dai barboni di Milano ne’ dai beceri di Firenze!”. Le parole di Sturzo…la storia si fa coi documenti…sono molto chiare…fondate su un antistatalismo che identificava soprattutto con la sinistra e contro quello che egli definiva “partitocrazia”. Aveva un idea dello stato che sostanziava la sua filosofia politica intesa come ordine necessario per rendere armonica la convivenza civile,identificando invece come perversione l’idea di uno stato distruttore di ogni ordine istituzionale eliminando l’etica dalla politica.

Secondo Sturzo lo statalismo non era in favore dello stato ma suo avversario e la partitocrazia ne era il fenomeno patologico più appariscente. Per Sturzo lo stato doveva intervenire in situazioni sociali particolari ma non attraverso un interventismo generalizzato foriero di quel “dirigismo” della sinistra democristiana che attraverso l’ intervento politico negli enti statali finiva con lo statalizzare l’ economia rendendola invalida e alla fine prevalente sugli interessi squisitamente politici. Egli stigmatizzava l’interpretazione ” estensiva” della Costituzione Repubblicana da parte dei partiti politici che miravano a occupare con i loro esponenti i settori fondamentali dello stato arrivando ad assumerne le funzioni stesse. In parole povere Sturzo attribuiva un ruolo fondamentale ai partiti senza i quali non può vivere autonomamente un solido sistema parlamentare ma rifiutava l’ideologizzazione dei partiti che egli faceva risalire al concetto di egemonia politica introdotto da Gramsci e che stava mutando l assetto anche della DC costretta a fronteggiare con il dirigismo la penetrazione comunista nei poteri non eletti. Sturzo nella seconda parte del suo apostolato politico fu il vero ” messianico del riformismo” unico antidoto all’ ideologia della dominanza che ancor oggi anima vasti settori del mondo politico illudendo il popolo che sia necessario un direttore d’ orchestra dai pieni poteri per governare in nome di una democrazia solo di facciata. Ma anche un mai sopito giacobinismo superbo di chi parla DEL popolo,AL popolo,PER il popolo ma che non vive mai i veri problemi e sentimenti CON il popolo considerato immaturo e impulsivo e le vicende contemporanee ne sono…forse…esempio di ciò che Sturzo temeva di più!

Prof. Giulio Alfano. Presidente Istituto Mounier-Italia

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    About Giulio Alfano

    Professore di Istituzioni di Filosofia Politica Storia delle dottrine politiche Etica Politica presso la Pontificia Università Lateranense, Giulio Alfano e' Presidente e fondatore dell' Istituto " Emmanuel Mounier- Italia". Commendatore dell' Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme. Fondatore e Presidente Onorario dell'Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani,collabora con la Bowling Green University (Ohio - USA)

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