Nella scorsa primavera per la casa editrice Castelvecchi,la prof.ssa Angela Ales Bello,gia Decano della Facolta di Filosofia della Pontificia Universita Lateranense e oggi Emerita del medesimo Ateneo ha dato alle stampe un libro assai interessante dal titolo suggestivo “Tutta colpa di Eva,antropologia e religione dal femminismo alla “gender theory”. Il volume,frutto di uno studio accurato e assai documentato,presentato nell’Aula Paolo VI della P.U.L.coglie ed affronta un argomento forse da molti non considerato essenziale nel dibattito filosofico, ma che oggi viceversa risulta essere molto interessante di fronte alle nuove frontiere che l’antropologia vive. Su questo versante,essendo stato con grande onore da parte mia,uno dei presentatori delllo studio dell’illustre docente,sento l’esigenza,ringraziandla non solo della stima ma della sua preziosa attivita di ricerca,di affrontare,anche come Istituto “Mounier” il problema della dualita di genere che la professoressa affronta nel suo interessante studio.

Voglio ricordare che una delle caratteristiche dello stato costituzionale è costituita dalla progressiva inclusione del cosiddetto “welfare state” nella sua struttura operativa  e non è soltanto un elemento empirico,ma costituisce oramai un aspetto imprescindibile di cià che oggi definiamo “progresso”. Da ciò si evince che lo stato è chiamato ad offrire garanzie perchè tutti e ciascuno i componenti del consesso sociale,siano protetti dalle garanzie che il moderno modo di intendere la politica deve offrire,ovvero la salute,l’istruzione,la tutela delle differenze,perchè uesto è il fondamento di ogni criterio di “benessere”. Sovente si discute se si tratta di un diritto o di un beneficio solo dei membri  di una comunita politica,legati fra loro da un rapporto di cittadinanza o se si tratta di un diritto imprescindibile che va accordato a tutti gli uomini,indipendentemente da una appartenenza allo stato che è chiamato ad erogare servizi che questo benessere richiede. Si tratta di una questione che negli ultimi tempi ha animato il dibattito politico relativamente alla questione del diritto alla libera scelta sessuale e se essa rientra nell’esercizio della democrazia ed abbia un radicamento etico nella vita politica. Quale fondamento assiologico allora fornire alla vita associata e cosa si intende per comunita politica se si tratta di scelte individuali legate alla libera volonta di ciascuno e non ad un comune sentire? Va ricordato che per radicare meglio il concetto di “partecipazione democratica”,occorre comprendere se,nel caso dello stato,ci si trovi di fronte ad una specifica organizzazione comunitaria e quale sia il suo carattere distintivo specifico attraverso il quale gli individui assumoo reciprocamente il ruolo di “oggetto”,pur vivendo insieme in una comunita.

Si puà allora intendere la societa come una variante razionale della comunita,perchè le forme di essa si costituiscono e quelle della societa,viceversa,vengono prodotte;va inoltre ricordato anche in relazione all’emergenza delle nuove identita sessuali,che gli stati possono fondarsi sia su basi comunitarie che societarie ed occorre vigilare ancora se gli individui passano nello stato senza entrare nella relazione reciproca,indagando specificita della comunita statale,ovvero la comunita degli individui che vivono nello stato in confronto alle altte comunita e procedendo in questa considerazione occorre allora anche vedere il rapporto tra le formazioni sociali sovraordinate,coordinate e subordinate. Le comunita infatti si dividono per:

1)Numero di individui;2)Modo in cui sono ancorate negli individui che le costituiscono3)Per il rapporto nel quale si trovano nelle alte comunita ad essere coordinate,subordinate,sovraordinate.

Su questo crinale si trova la comunita statale,dove esiste un limite per il condizionamento attraverso le altre comunita che non può essere superato se deve essere mantenuto il carattere proprio dello stato e di conseguenza lo stato dev’essere in un ceeto senso “padrone” di se stesso e le forme di vita non devono essere determinate da un potere esterno.

Quando si è cominciato a parlare di “gender”? Possiamo identificare 4 periodi:

1)dopo il 1989 come forma interna a servizi sociali nelle universita statunitesi ed in Francia;2) Alla conferenza di Pechino che istituzionalizza il “gender” in nome di una politica mondiale8cfr.Peters,Una questione politica”,Cuneo,2014)3) Con il successivo passaggio nella sfera del diritto,come corretto evolversi delle dinamiche relazionali. Per “gender theory” si intende  una differenza epistemologica tra prospettiva sessuale e genere,una sorta di destrutturazione o desimbolizzazione:l’individuo come in preda al nomadismo intimo posseduto dalla logica che gli proviene dall’ambiente e con una ricaduta giuridico-sociale vive una sorta di “omopareita” come liberazione sociale della soggettivita. In tal senso il legislatore è investito del compito di raggiungere il bene comune perche i modelli non sono più desunti dalla natura ma dalla storia.

JohnMoney è il primo ad utilizzare il termine “gender”all’universita di Harvey,come entita sessuale non coincidente con identita personale e a sua volta conia l’espressione “gender role”. Nel 1989 compare il suo saggio “after the ball”,che propone di isolare i contrari all’idea di gender;sensibilizzare gli indecisi;mobilitare per una comune battaglia i cosiddetti “gender friendly”. Alla base vi è una sociologia assolutamente materialistica,erede del radicalismo ontologico della più estrema antropologia darwiniana per la quale il comportamento sociale deriva dall’evoluzione biologica e al contrario della sociologia tradizionale che la fa derivare dal comportamento sociale,il sesso non è il genere e su questo binario si colloca la cosiddetta teoria “queer” nata negli anni ’90 in California. Il riduzionismo antropologico di Money,che è morto nel 2006,non si fonda affatto su una vocazione trascendente della persona all’amore come garante della sua unita ontologica,ma slo una vocazione sociologica che uccide il senso vero della maternita,mentre l’essere umano esercita la sua funzione nella societa in quanto uomo o donna e non in quanto sessuato;viceversa il gender riconosce solo al corpo una funzione mentre il ruolo della soggettivita in quanto realta personale relazionata resta incerto perchè corpo “sessuato” viene visto come incidente.

Questa posizione integra il concetto di esistenzialismo ateo francese per liberare l’uomo dalla vocazione gratuita all’amore che gli è sata donata dalla nascita ed in questo è eloquente quanto gia a suo tempo affermato da Herbert Marcuse in “Eros e Civilta”. L’interpretazione marxista della palingenesi rivoluzionaria costituisce un precedente da non sottovalutare quando si parla di liberazione del soggetto da tutte le frontiere delimitanti l’uomo nei cosiddetti “apparati ideologici di stato”,come direbbe Louis Althusser. Marx auspica una non sempre correttamente applicata “seconda fase” rivoluzionaria contraddistinta dal motto “da ciascuno secondo le proprie possibilita a ciascuno secondo i propri bisogni” che certamente ambisce ad una totale liberazione da tutti i limiti e soprattutto dai ruoli financo quelli sessuali considerati come potere costituito ed esterno alla sua libera identita. Le volte che si è tentato di applicare questa utopica seconda fase marxista ,si è giunti ad aberrazioni inenarrabili perchè per realizzarla si è invocato ed usato un potere che Marx stesso voleva estinguere,ovvero il potere dello stato.

La svolta storica sulle diverse teorizzazioni sessuali comunque era avvenuta nel 1973 quando  l’American Psichiatric Association,defini l’omosessualita non una devianza mentale,ma scelta del singolo. Gia nel 1972 Ann Oaclay aveva definito il gender “non espressione maschile” e di li a poco la “gender transition”sarebbe andata dall’ordine patriarcale alla parita(“Non mi sento donna,ma so di esserlo”). Contro tale argomentazione si muovono ancora parecchie obiezioni,perchè nulla puà limitare la liberta ma il diritto non può essere ritenuto solo condizione  ‘reliminare della moralita,perchè esso ha il suo proprio senso e soltanto la sua forza è capace di intervenire motivatamente nella vita etica. Queste obiezioni non escludono però che lo stato possa essere di fatto “abilitato” a compiere un azione educativa di tipo etico attraverso i suoi strumenti giuridici che costituiscono,infatti,i motivi più significativi per la formazione del carattere e della volonta e in ciò ci è di conforto il saggil di Emmanuel Mounier “Trattato sul carattere”.

La dignita della persona umana nasce dal rispetto dei valori valutati dalla ragione e dal sentimento,con l’espressione delle virtù,che hanno attributi positivi e negativi:tra i primi va ricordata l’intelligenza,che favorisce la libera conoscenza,la perizia che abilita l’uomo a distinguere tra il bene e il male e la virtù propriamente detta che lo ancora al riconoscimento della propria dignita creaturale:Ma sono i secondi attributi che risultano negativi nella vita sociale e nel consolidamento dell’uomo-persona:la fretta che lo fa agire secondo emotivita;la passione che lo fa comportare secondo desideri improvvisi e superficiali e la vanita che rende assoluti i desideri egoistici,ipostatizzando i comportamenti

Le nuove teorie del gender e sul gender hanno comunque una ricaduta politica,ma in essa è la ragione che rende efficace una progettualita e solida una convivenza civile,altrimenti si cadrebbe nel vuoto moralismo. La volonta che implica sempre il “tu”della conoscenza personale,dimostra come non abbia fondamento la cosiddetta “opzione fondamentale” perche essa attribuisce valore solo a ciò che è legittimazione della liberta nella vita privata.

Questo saggio della prof.ssa Ales Bello ci aiuta a comprendere ad affrontare e a capire il mondo della dualita di genere in cui stiamo vivendo,avvolti in una pluralita di linguaggi che spesso non sappiamo decodificare!

prof. Giulio ALFANO- Presidente Istituto “Emmanuel Mounier-Italia”

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Professore di Istituzioni di Filosofia Politica presso la Pontificia Università Lateranense, Giulio Alfano e' Presidente e fondatore dell' Istituto " Emmanuel Mounier- Italia"

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